LE TRAVERSIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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martedì 21 aprile 2020

#neve - il coniglio

- dida alla foto: se guardate bene dal mio zaino sbuca il capino del coniglio e si possono scorgere le sue orecchie che sventolano felici

Ve lo ricordate "Il coniglio che c'é in me"? Si proprio lui. Ecco, gli anni passano e lui mi tiene sempre compagnia. Anche ieri ha cacciato la testa fuori dalla tana. Lui è attento e sempre in ascolto del mio sentire, percepisce al volo le mie incertezze, le mie paure. Lui, anche se è un coniglio, è spietato le prende e me le schiaffa in faccia "Non fare il coglione!"
 mi dice "Non prenderti dei riuschi inutili."
Anche ieri ci ho discusso un poco, con il mio coniglio. Già in visita del canalone del Monte Corte lo sentivo agitato. Cacciava fuori la testa e si godeva l'inaspettato sole, si guardava in giro ma un filo d'inquietudine segnava i suoi movimenti. Io dissimulavo sicurezza. Con Re Cardu abbiamo risalito la conoide gli sci ai piedi sino alle fessure d'assestamento che solcano la coltre di neve. Oltre, il pendio s'impenna. Ci togliamo gli sci e li infiliamo sullo zaino. Cardu parte senza alcuna esitazione, lo conosco e non c'è bisogno di dircelo che porterà gli sci fino in cima con l'intenzione di sciare l'intero canalone. Il coniglio che c'é in me lo lascia allontanare e mi dice: "Tu, non fare il pirla!"
"Tranquillo, ci sono le peste che Barbara e i suoi amici hanno lasciato giovedì scorso, ma visto che la neve è dura e gelata ora metto i ramponi."
"Ci mancherebbe che tu non li metta, e prendi anche la picozza."
Inizio a salire, la neve è proprio gelata, presto attenzione. Scatto due fotografie a Cardu che procede spedito ed è già alto. E lui, il coniglio, se ne sta con la testa fuori sempre allerta. Mi fermo un attimo e osservo tutto il canale valutando i cambi di pendenza. Lui allunga la testa e drizza le orecchie "Ehi tu! Non fare il furbo con me, ho capito quali sono le tue intenzioni."
"Ma no tranquillo, ora la neve è dura ma più tardi il sole l'avrà scaldata quanto basta e poi ci sono i giusti spazi per curvare."
"Te l'ho già detto, non fare il pirla. E poi la parte finale è ancora più in piedi."
Effettivamente non ha tutti i torti, sopra di noi ...



Sopra di noi, ovvero sopra di me e del mio coniglio, il pendio si fa più ripido e lo scivolo di neve muore contro le rocce della cresta finale. Salgo ancora un poco e, approfittando di un cambio di pendenza, mi fermo. Sfilo gli sci dallo zaino e pianto le code nella neve dura. Sento che il mio coniglio sta tirando un sospiro di sollievo. Riprendo a salire e lui, forse non del tutto soddisfatto, non perde l'occasione per lasciare cadere li una frase sospesa " ... e poi ... ne riparliamo ... se partire con gli sci da qui." Lo lascio dire. Effettivamente è un pensiero che ho avuto anche io, ma non gli voglio dare soddisfazione. Non replico e continuo a salire.
Re Cardu mi sta aspettando sulla cresta e insieme ci godiamo l'arrivo in vetta, il sole inaspettato, il panorama dalla sommità di una cima che mai avevamo salito. Valutiamo l'itinerario per rientrare a Valcanale. Passeremo dalle baite di Campagano, dalla Valsaguigno e dal passo di Zulino. Si può fare.
È giunta l'ora di scendere. Tornati all'intaglio, ci portiamo alla sommità dello scivolo di neve. "Minchia se è in piedi" esclama il mio coniglio. Cardu si prepara. Io inizio a scendere sino al mio deposito sci, ben contento di avere i ramponi ai piedi e la picozza in mano. Però il sole ha fatto il suo dovere, la neve si è scaldata ed è morbida in superficie. Buona cosa per accogliere il lavoro delle lamine. Giunto agli sci, anche il mio coniglio tace, non ci diciamo nulla ma entrambi sappiamo di avere raggiunto un accordo, mentre osserviamo Cardu che scia sicuro e ci raggiunge. La neve è proprio bella, le condizioni sono ottimali. Calzo gli sci, chiudo gli scarponi e con attenzione, sotto lo sguardo sorridente del mio coniglio, inizio a scendere e mi godo il piacere di essere qui sospeso tra i monti di casa.




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