LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film
LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

sabato 6 aprile 2013

UNA GIORNATA SPECIALE




Daniele nel suo zaino ha sempre delle banane. Ogni volta mi meraviglio nel vederle fuoriuscire integre ed intonse, senza una schiacciatura o una macchia nera. Sembrano appena acquistate dal bancone del fruttivendolo. Con gusto se ne mangia una, ripone le altre e si riparte. L’altro giorno le banane sono restate ancora una volta integre e, una ripellata dopo l’altra, si sono semplicemente esaurite.

La giornata era stupenda, la neve pure. La neve è sempre stupenda anche quando è un poco crostosa e ventata ed i nostri sci faticano a mantenere le giuste traiettorie. La ressa sulla cresta del Cabianca non ha infastidito, dopo di che solitudine e grandi spazi ci hanno accolto in silenzio. Alla partenza della terza ed ultima discesa, le banane erano finite, come più o meno le nostre energie. Cabianca, Valrossa e Vallone dei Frati, erano alle nostre spalle e si sa che in queste giornate si arriva sempre in cima all’ultima salita in riserva paurosa, con la fatica che gonfia i muscoli delle gambe ed i crampi pronti a morderli. In un momento di totale obnubilamento delle nostre capacità mentali, avevamo pure pensato di scendere al lago Colombo e fare una puntatina al Farno. Per nostra fortuna l’acido lattico che ingolfava le nostre fibre ci ha regalato qualche momento di lucidità e dal Passo d’Aviasco, decidiamo di salire alla forcella alta dei Corni di Sardegnana. Mi affaccio sul Vallone, sotto la cornice il canale inizia ripido, dobbiamo scendere sotto la cornice e poi si possono calzare gli sci. Con calma ci prepariamo e continuo a scattare foto a Stefano e alla sua tenuta decisamente stilosa da cover-man. Colgo l’occasione per dire che evito ogni commento sulla tenuta “pisamarathon” del prode Cardu, rendendomi conto che già questo è più di un commento. Quindi continuo con Roby sfoggia una classica linea della “G&G Casa Pile”, mentre Dan è sempre inguainato nelle sue tutine performanti. E termino col dire che come al solito io sembro uscito dal cestone dei saldi della “DEC”.


Sinora nulla di speciale contraddistingue questa giornata superba come tante altre vissute in questo inverno, giornate in cui un allegro gruppetto randagio si diverte in lunghe traversate sulle montagne di casa. L’ingresso nel canale è ripido ma non ci preoccupa, scenderemo uno per volta, brevi derapate, alcune curve saltate e presto il pendio si apre. Laggiù, in fondo, due tracce sinuose promettono una buona neve. L’imprevisto è dietro l’angolo e una giornata “normale” diviene “fottutamente speciale”, il cui ricordo ci accompagnerà a lungo. Troppe volte diamo per scontato che nulla può accadere, che tutto sia sotto controllo, ma non è così, basta un’inezia e ci si trova a fronteggiare situazioni inaspettate. Daniele parte, due curve saltate ed è nella strettoia, la neve è gelata, le lamine raspano, derapata, altre due curve ed è sul pendio aperto. Niente di particolare, si deve solo prestare attenzione. Stefano parte, alla prima curva, gli si sganciano gli sci. Impreco tra me e lo osservo, scivola lentamente sulla schiena, prende velocità, fa due piroette e poi riprende a scivolare sulla schiena e si ferma nella neve morbida del pendio. Mannaggia non ci voleva, penso, la scivolata non è stata lunga e a quell’omaccione non dovrebbe essere successo nulla. Stefano si rialza a fa alcuni passi, si tiene la spalla, Daniele lo raggiunge. Cardu scende e recupera gli sci, poi tocca a Roby ed infine è il mio turno. Raggiungiamo Stefano e Dan. Sono usciti dall’ombra e si sono portati su un dosso al sole. Sembra che la spalla si sia lussata. Il Vallone dei Corni con i suoi millequattrocento metri di discesa è sotto di noi, poi si deve affrontare una breve ripellata per risalire alla strada che dal Calvi scende a Carona. Lui si regge sulle gambe ma non ha alcun senso provare a scendere con la spalla in quelle condizioni. Siamo attrezzati per l’autosoccorso ma optiamo per chiedere l’intervento dell’elisoccorso. Non ci resta che aspettare e tenere alto il morale a Stefano, raccontando storielle inenarrabili. Il rumore del rotore si preannuncia da lontano, il personale del 118 è preparato e professionale, il nostro omaccione è presto imbarellato, ringraziamo i soccorritori e salutiamo Stefano. Volano via. Riprendiamo la discesa, avvolti nell’ombra, non riesco a gustarmela, l’immagine di quella banale scivolata continua a tornarmi alla mente. Alla fine tutto è andato bene e Stefano si riprenderà presto, ma una distrazione di una frazione di secondo, se su divano di casa non ha conseguenze, o quasi, tra i monti può aprire scenari inimmaginabili, dove la montagna muta osserva e siamo solo noi artefici e responsabili del nostro agire e del nostro futuro. Arrivati all’auto è strano ritrovarsi in quattro, quando si era partiti in cinque. Ma presto sorrido, sentiamo Stefano al cellulare, lui sta bene, ed intanto cade l’occhio nello zaino, dove, quello che resta delle banane, sta meno bene, un mucchietto ciancicato di bucce annerite.
A Pasquetta, ho chiamato Stefano per salutarlo. Stava cucinando. Inutile dire che la spalla, anche se indolenzita, funziona alla perfezione.

Le immagini della giornata - PHOTOGALLERY