giovedì 7 giugno 2018

#perdersinmountainbike - E poi accade

mercoledì 6 ‎maggio ‎2018, ‏‎13:49:08 – Cima di Cavlera - 1321 m slm (Vertova)


Oggi mi sono preso un giorno di ferie. Ho onorato l'impegno preso con gli amici e poi, a metà mattina, loro sono tornati a lavorare. Io invece avevo il mio giorno di ferie da riempire e la bici nel furgone. Avevo anche il Monte Cavlera sopra la mia testa e un groviglio di tracce e di combinazioni, che danzavano dentro la testa E poi accade. Ho iniziato a pedalare e tutto lentamente si è ripulito, si è fatto chiaro. Le tracce superflue sono sparite ed è restata un'unica combinazione. Mi è restata la visione nitida di alcuni segmenti perfettamente incastrati tra loro. E ne è uscito un giro superbo, di 25 km e 1150 m di dislivello, 500 metri su viabilità ordinaria e il resto tutto su ciclabile, sterrati, cementate e tanti tanti sentieri. E che dire della discesa, impegnativa quando basta ma non eccessiva, che dalla croce della Cima di Cavlera, quasi totalmente su sentiero, mi ha depositato sulle sponde del fiume Serio. E poi accade, di fare un giro che si avvicina alla perfezione che ogni biker cerca, in bilico tra le luci e le ombre di una faggeta.
#verticalorme #mtb #versantesudedizioni #visitbergamo #vallibergamasche#valleseriana #promoserio

#perdersinmountainbike - Ciclabilità

Domenica 3 ‎giugno ‎2018, ‏‎12:23:54 – Valle di Brusnì (Pizzo Formico) - 650m slm (Ponte Nossa)

C'è un limite a tutto, anche alla ciclabilità in discesa sui sentieri. Alcuni bolli rossi sulle pietre e sugli alberi mi confermano che questo è il sentiero che volevo percorrere. Ma lui, o ciò che resta del sentiero che scende da Prato Porta lungo la valle Ca' Brosna, non ne vuole sapere di farsi pedalare. Anzi non ne vuole proprio sapere, punto. Oltre il colletto lui, il sentiero, scompare nella ripida faggeta, mi sembra di scorgerne tracce, le rincorro, le seguo, mi sfuggono. Il bosco si fa fitto, il pendio ripido, non si sta in sella. Scendo a vista, con la bici alla mano, intuendo tracce e direzioni, come in una caccia al tesoro. Ecco i ruderi di un edificio, sventrato dalla vegetazione: Baita Grattanga superiore 1226 m slm. Sono sulla giusta via. Eccolo ricompare, torno in sella e lo percorro. Una diagonale, un tornante, un'altra diagonale, un secondo tornate, e tutto sparisce, tutto si confonde. Mi trascino in discesa e trascino pure la bicicletta, nel fitto del sottobosco. Un cumulo di pietre compare tra gli alberi, una distesa di ortiche ne ricopre l'antica aia: Baita Grattanga inferiore 933 m slm. E su ciò che resta di un muro, una scritta rossa conferma "Farno", infatti proprio da lì arrivo. Ora il sentiero e la valle sono la stessa cosa, un'unica entità scivolosa. Due caprioli mi sfrecciano davanti e si dileguano nella vegetazione come due fantasmi. Ora questa valle è il loro regno e lentamente anche le ultime tracce scompariranno e delle baite di Grattanga e di chi ci ha vissuto non resterà memoria. Ed il sentiero solo un labile segno da interpretare. Oggi non posso dire di avere fatto una bella discesa con la mia biciclettona ma posso dire di essermi immerso in un luogo unico dalla atmosfere sospese, dove il tempo scorre inesorabile e la natura tutto cancella.

#perdersinmountainbike – Portami


Venerdì 25 maggio ‎2018, ‏‎15:18:45 – Monte Purito - 1136 m slm (Selvino)

Portami con te mentre respiri, mentre sali
e la fatica germoglia su questo ripido sentiero.
Portami con te e non rinunciare ai tuoi sogni,
al piacere di quando getti lo sguardo oltre il crinale.
Portami con te nella neve fredda dell’inverno, nel fango
di un temporale estivo, nelle sfumature delle mezze stagioni.
Portami con te, non serbare rancore e il peso lascerà spazio,
sciogliendosi leggero nel sorriso di una discesa, insieme.
Portami con te sempre, ovunque e sopra ogni cosa,
su di te.
Portami.

mercoledì 23 maggio 2018

#sisifofelice - Sulle tracce di Franco Maestrini e Angelo Gherardi.


Ogni storia nasce da una "linea rossa" tracciata su di una carta, che prima è sogno, è desiderio e poi, a volte, diventa realtà, vissuto intimo ed intenso. A volte queste linee rosse si perdono nello spazio e nel tempo. Altre volte riemergono, anche solo in parte, e allora quando le scorgi cerchi di coglierle, di trattenerle, di seguirne il percorso. Ed è qui che accadono cose incredibili che annullano spazio e tempo. E ti rendi conto che i tuoi desideri, il tuo vissuto, sono molto vicini a quelli di chi ti ha preceduto o di chi è passato senza che tu nemmeno lo sapessi.
Ad un mese di distanza continua la ricerca di ciò che resta delle tracce e delle memorie di quelle traversate delle Orobie, compiute nei primi anni "70. Purtroppo Angelo Gherardi è morto nel 1974, lo stesso anno della sua seconda traversata, e Franco Maestrini ci ha lasciati la scorsa estate. Con Alberto procediamo comunque nella ricerca e la documentiamo.
Primo incontro: Alessandro "Geko" Gherardi, figlio di Angelo. Siamo a casa di Alessandro e dagli scaffali sbucano: la prima edizione della guida del Sugliani, la piccozza e gli scarponi che il papà ha utilizzato durante quelle traversate. Poi, da un tubo, si materializza una meravigliosa carta, ormai ingiallita dal tempo, su cui il papà ha riportato due linee: in verde la traversata del "71 e in rosso quella del "74. Mi accorgo che una copia della carta se ne sta appesa su una parete della sala. Quindi stendo un altro rotolo, in cui vi è un acetato e un foglio, sotto i miei occhi si srotola il profilo altimetrico dell'intera traversata fatta nel 74 con Jean Paul Zuanon. Con estrema precisione Gherardi ha ricostruito l'intera altimetria e lo sviluppo della traversata - alla faccia dei GPS - e con una scrittura minuziosa ha riportato nomi e quote delle località e dei colli/cime toccate. Il tratteggio mette in evidenza le sezioni percorse a piedi, quelle con i ramponi e quelle dove hanno sciato, calcolando dislivelli e sviluppi. Mentre ascolto le parole di Geko e mi perdo ad osservare queste carte, lo vedo, Angelo Gherardi, curvo sul tavolo della cucina a tracciare su quella lunga striscia di carta una linea, la "sua linea", non più sogno ma viaggio reale attraverso le sue Orobie. Lo immagino concentrato, mentre con attenzione e cura, tira la linea e scrive. Ed ogni quota, ogni nome, ogni data chissà cosa avrà evocato nella sua mente e nel suo profondo, forse un ricordo o un paesaggio, magari un'emozione.


Sulle tracce di Franco Maestrini e Angelo Gherardi
Prima di chiudere la stagione scialpinistica, Marco Cardullo ed io, ci siamo concessi questo viaggio avventuroso attraverso le nostre stupende e selvatiche Orobie. Una lunga traversata durata sei giorni dal 21 al 26 aprile, da Varenna a Valbondione. A cui aggiungiamo una settima e ultima tappa, differita al 1° maggio per questioni meteo, che ci ha riportato al rifugio Coca e da lì a Carona di Valtellina. L’idea nasce da una chiacchierata con Franco Maestrini che, alcuni anni fa, mi ha parlato della traversata con gli sci da
Ornica all'Aprica fatta con Angelo Gherardi e Giuliano Dellavite dal 6 al 16 maggio 1971. Poi Franco mi ha regalato un DVD con il film “Passo dopo passo” che documenta della “Traversata” compiuta dal 19 al 27 aprile 1980 da Ornica a Carona di Valtellina. Scopro così anche della traversata compiuta da Angelo Gherardi e Jean Paul Zuanon, dal 14 al 20 aprile 1974 da
Biandino a Carona di Valtellina e da lì all'Aprica. Quindi dal 1980 sembra che nessuno abbia più ripercorso la traversata, ci sono alcuni tentativi ma nulla di più. Prende così forma l’idea di ripercorrere le tracce di Franco ed Angelo, ampliando il progetto ed effettuando la traversata partendo dalle sponde del lago di Come sino in Valle Camonica. Se la prima tappa in provincia di Lecco si concretizza, purtroppo l’ultima tappa, che ci avrebbe portato in provincia di Brescia e in Val Camonica, attraverso il passo Grasso di Pila, il lago del Belviso e il Monte Telenek, non è stato possibile intraprenderla a causa di una meteo sfavorevole che ci ha giusto permesso di completare il viaggio al classico arrivo su Carona di Valtellina. A traversata chiusa, curiosando in rete, raccolgo una piacevole sorpresa. Scopro che un certo François Renard con alcuni amici, stimolato da uno scritto di Jean Paul Zuanon per la rivista del CAF, nel marzo del 2011, dal 5 al 12, ha compiuto la traversata in senso opposto, partendo addirittura da Paisco Loveno sino a Gerola Alta dove, per il maltempo, ha interrotto il raid. François non vuole lasciare conti in sospeso e allora torna nel 2013 a Gerola Alta e, dall’1 al 4 marzo, chiude la traversata da Gerola Alta sino a Esino Lario. François è uno scialpinista e un viaggiatore e nel 2013 ha pubblicato un volume “Skitinerrances 1” in cui raccoglie 15 delle più belle traversate scialpinistiche fatte sulle montagne del mondo: dal Cile, alla Nuova Zelanda, sino in Norvegia. Nella pubblicazione la parte del leone la fanno le Alpi e qui troviamo, oltre agli Appennini, pure le “Prealpes Bergamasques”.

#sisifofelice – Les Alpes Bergamasques


E poi, quando mancava un giorno al termine della "mia"" traversata, scopro che qualcun altro ha raccolto un testimone. Franco Maestrini è stato il mio mentore, lui mi ha raccontato della sua prima traversata compiuta nel 1971 con Angelo Gherardi e Giuliano Dellavite. Poi Angelo Gherardi, nel 1974, torna a ripeterla in compagnia del suo amico Jean Paul Zuanon. Come Gherardi ha scritto per l’Annuario del CAI di Bergamo, così anche Zuanon, al suo rientro in Francia, ha lasciato delle testimonianze scritte della sua avventura nelle Orobie. Anche oltralpe un seme attendeva di essere raccolto e fatto germogliare. Ed è qui che entra in scena François Renard, appassionato scialpinista e viaggiatore di Versailles, che, incuriosito dallo scritto di Zuanon, inizia a progettare la “sua” traversata de “Les Alpes Bergamasques”. Renard vuole ampliare il tracciato originario e percorrerlo al contrario, partendo da Paisco Loveno, in Val Camonica, sino ad Esino Lario, paesino sospeso sopra il lago di Como. Nel marzo del 2011, con alcuni amici arriva in Italia e inizia la sua avventura da Paisco, purtroppo il maltempo li blocca a Gerola Alta. Renard non demorde e torna nel 2013, ripartendo da Gerola e portando a termine la sua traversata. Questa è stata una bella scoperta, ma la cosa più bella è stato scoprire che Renard ha scritto un libro, in cui raccoglie le sue più belle traversate sci-alpinistiche collezionate sulle montagne del pianeta, tra cui inserisce “Les Alpes Bergamasques”. Non potevo non acquistarlo, ed ora eccolo qui nella mia biblioteca, insieme alle carte e alle pubblicazioni dedicate alle Orobie. Complimenti a François Renard. Chapeau!

 — con Skitinerrances presso Alzano Lombardo.

#perdersinmountainbike – Fango

Sabato 11 ‎maggio ‎2018, ‏‎16:27:12 – Ganda - 1067 m slm (Aviatico)


Piove. Me ne resto qui sottovento,
rintanato sotto il cornicione di una chiesetta.
Ho messo al riparo anche la bici. Ascolto.
Il temporale che arriva da est, rabbioso di tuoni.
Lo scroscio dell'acqua, che avanza sonoro nell'aria.
Legioni di pacifiche gocce che si riversano dalle nubi sulla terra.
In una breve vita squassata da violente raffiche di vento.
Chicchi di grandine esplodono sulle pietre del selciato.
Il muro d'acqua vela il paesaggio, confonde l'orizzonte,
nasconde il fondovalle chiazzato di sole. Attendo e ascolto.
Chiudo la giacca per trattenere il calore.
Un brivido di freddo corre lungo le braccia.
Raffiche di vento scuotono le chiome.
Piove con meno violenza sembra stia passando.
Squarci d'azzurro si aprono e chiudono tra le nubi.
Forse è ora di ripartire. Piove. Smette.
Canticchio una vecchia canzone di Jovanotti:
"E rido, e piango, e mi fondo con il cielo e con il fango."
Imbocco il sentiero ed è tutto già chiaro.
Ciò che mi attende è un gioco di equilibri e fango.

#perdersinmountainbike - Poesia


Da anni non scendevo da Ama verso Pradale, per continuare poi sino in Amora. C'è umidità nell'aria, nel verde fitto del bosco, ristagna, respira. Rotolano le ruote, oltre le pietre viscide, a mordere la terra scura e morbida. Brontola il temporale, nero oltre Ganda. Nella penombra vegetale sbucano i ruderi delle cascine. Muri squarciati dai tronchi dei frassini. Stipiti pencolanti vestiti di edera e di vitalba. Macerie a nutrire sambuchi ed ortiche. E a lato del sentiero, una macchia bianca cattura la mia attenzione. Un piccolo pannello che regala, a chi passa e desidera, una poesia.
"Se ne sono andati tutti
lasciando ceste e forconi
ciotole dimenticate su
ripiani divelti
e silenzio.
Le pietre piangono
... sperdute e sconnesse
tra le macchie di verde ... "
Continuo a leggere a mezza voce, i versi di Aurora Cantini, mentre ronza la vita nel bosco e le prime gocce crepitano sulle chiome. È ora di riprendere a pedalare. Mi volto per un ultimo sguardo mentre le ruote rotolano e raccontano la loro poesia fatta di terra e fango.