LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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mercoledì 25 gennaio 2017

22 #PICCOLE STORIE - L’urlo

L'urlo

Gocce. Gocce di mondi lontani, lente evaporano nei tempi e si disperdono nei venti, sino a quando si addensano in brume e precipitano in rugiade e brine, sino a quando si raccolgono in nubi, per sciogliersi in piogge e nevi. Un lento cammino, lungo e distante, perso negli spazi, guidato dai venti e dal sole. Sino a quando centinaia di gocce si inanellano in fili lievi a creare un impalpabile velo e, nel gelo dell’inverno, si trasformano in piccolissimi fiocchi. Cristalli di gocce che volteggiano nell’aria come piume delicate per posarsi nel silenzio leggero su bastioni di roccia nera. Tra le rocce, gocce venute da lontano, colano ovunque, per tuffarsi nel freddo vuoto dell’inverno dove il gelo le cattura. Notte dopo notte, goccia dopo goccia sbocciano le morbide forme del sogno, gioielli custoditi tra i monti in forzieri nascosti e inaccessibili, ad ornare un castello errante che sfugge allo sguardo dei più. Drappeggi, arazzi, colonne, vele, stalattiti, meduse, foglie, arabeschi, cesti d’acanto ricoprono le mura del castello, riflettendo le mille sfumature blu dei mari e dei cieli, memoria del lungo viaggio di quelle gocce.
Gocce di ghiaccio che si disvelano come un sogno. Gocce di ghiaccio che si dispiegano davanti ai nostri occhi, come una pagina bianca su cui scrivere delle proprie passioni, dove lasciare un segno dei propri desideri e della brama di salire, con una traccia invisibile ed effimera. Sulle mura del castello i ghiacci vegliano come guardiani, rilucendo nei primi raggi del mattino. Dalle mura si sprigionano riflessi luminosi e brillanti che ancor più attirano a loro, avvolgendoti nelle architetture di solide gocce. Al loro cospetto si resta ammaliati e gli occhi ne percorrono ogni piccola fenditura, forma, appiglio e appoggio. Si inizia così a salire e le infinite gocce, giunte da ogni dove, si lasciano accarezzare, si lasciano penetrare, accogliendo le punte degli attrezzi. Loro ti proteggono, ti avvolgono, ti accolgono nelle loro trasparenze opache, mentre sali, volteggiando con delicatezza su quel sipario effimero, la voglia di urlare la tua emozione esplode. Gocce di mare, gocce di nuvole, gocce di pioggia, gocce di neve catturate dal gelo per ornare quel muro nero di rocce. Così ci appaiono come un urlo di ghiaccio immobile nelle infinite sfumature dai suoni sospesi. Come un sogno. Ninna nanna nel blu della notte, ninna nanna con il blu dei ghiacci negli occhi e un urlo di felicità nel petto.

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