LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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mercoledì 31 maggio 2017

6 #CORRERE – Fotogrammi


“Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io 
corra per raggiungere il vuoto.” 
Haruki Murakami “L'arte di correre”
(foto Cristina Paruta)

Oggi fa caldo. Questa sera voglio correre in un luogo fresco, correre immerso nel verde. Oggi niente crinali. Oggi boschi, valli e torrenti. Oggi voglio correre e sgomberare la mente. Corro. Corro e i pensieri si diradano, come arrivano se ne vanno e li lascio andare senza cercare di trattenerli, senza averne memoria. A volte ci riesco. A volte riesco a fare il vuoto, o quasi, e mi restano solo le immagini. Molte se ne vanno come se ne vanno i pensieri, altre restano impresse sulla pellicola labile della memoria. Fotogrammi che catturo come se il mio punto d’osservazione fosse fuori da me, un poco più sopra e un poco fuori dal mio asse. Corro. Al termine della falcata il piede atterra nell’acqua del torrente che schizza tutt’attorno e un airone cinerino s’invola poco distante. Corro. Una vecchia panda mi supera lungo lo sterrato, le due signore a bordo ridono, quello seduta sulla destra si volta e mi guarda dal finestrino aperto. Corro. La scalinata nel borgo è ripida, due anziani sono seduti nell’ombra della pergola, lui ha lo sguardo vacuo e perso nel vuoto, lei arzilla mi sorride e mi saluta con un cenno della mano, ricambio. Corro. Dal fitto del sottobosco esce in volo una ghiandaia, attraversa il sentiero, si alza da sinistra verso destra perdendosi tra le fronde dei faggi. Corro. La stradina cementata è stretta e molto ripida, da dietro la curva compare un SUV enorme, nero, con i vetri scuri, sembra una navicella spaziale, l’alieno che ne è ai comandi rallenta e affianca per lasciarmi passare, alzo la mano in segno di ringraziamento. Corro. Le corolle violacee delle aquilegie ondeggiano dall’alto dei loro steli, mi sfiorano le cosce. Corro. Lo sguardo si volge a destra, ruoto leggermente il capo, tra i tronchi un capriolo mi osserva, per un istante, poi si volta, elegante, e con due balzi scompare. Corro. I piedi avanzano sulla ghiaia dello sterrato, una lucertola senza coda sbuca dall’erba e attraversa in diagonale da destra verso sinistra, per poco le nostre traiettorie non si sono incontrate, per fortuna. Corro. La cascina è crollata e il sentiero che ne lambisce un lato scompare tra rigogliose ortiche, durerà poco, le attraverso. Corro. Una tazza d’acciaio è posata sotto il getto di una fontana, mi fermo, la prendo, la sollevo e bevo. Corro. Mi volto e mi fermo, la chiesina di San Salvatore e le baite della Val di Grù, riposano tra i prati e il bosco. Corro. Appoggio il piede sul selciato a pochi centimetri da un orbettino che non ha fretta di andare oltre. Corro. Le acque scrosciano tra i massi del torrente alla mia destra. Corro. La forra rocciosa si chiude e la stradina sospesa se ne sta aggrappata su un fianco, la cascata della Val di Grù precipita nelle acque della Val Vertova. Corro. Una ragazza e il suo cane si fanno un pediluvio nelle acque cristalline di una pozza. Corro. Un uomo barbuto e atletico corre in direzione opposta, lui sale, io scendo, dietro di lui cinque ragazzini lo seguono cercando di tenerne il ritmo, ci salutiamo. Mi fermo. Ho finito. I pensieri ora possono tornare con calma, lentamente, non c’è fretta. Attendo mentre le gambe segnate dalle ortiche si immergono nelle acque del torrente.
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Orobie Ultra Trail
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