LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

sabato 19 novembre 2016

23 #UNIMMAGINEDICEPIUDIMILLEPAROLE


Domenica 12 ‎novembre ‎2016, ‏‎15:26:47 - Olera - Plassöi



A volte ci si deve entrare dentro, nei luoghi. A volte non ci si deve limitare ad attraversarli ma ci si deve perdere dentro. Percorrere e ripercorrere le strade fatte e cercarne di nuove. Esplorare lo spazio e cambiare continuamente punto di osservazione. Concentrarsi sul dettaglio senza perdere la visione d'insieme. Godersi la vastità di un panorama senza scordare il lembo di terra su cui si appoggiano i nostri piedi. E in ogni caso fermarsi. Fermarsi anche solo un attimo.
Appoggio la bicicletta al muro di questa cascina abbandonata. Sgombero la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni contingenti. Sono lì, immerso nell'autunno del bosco e lascio scivolare tutto il resto, lontano. Respiro. Un brivido di freddo mi percorre la schiena bagnata di sudore, varco la porta spalancata. Entro, lo sguardo si abitua alla penombra. Osservo quello spazio spoglio e polveroso. Mi siedo in un angolo, su una panca di pietra, e ascolto quello che quei semplici oggetti mi possono raccontare. Un tavolo, due sedie, uno scolapiatti, un armadietto e poche altre cose scolpite dalla luce che entra dalla porta e dalla grata della finestrella ingombra di vegetazione. Quante vite saranno sbocciate e si saranno consumate tra questi muri, al ritmo di gesti quotidiani e di eventi irripetibili, in un alternarsi di gioie e dolori, di preoccupazioni e soddisfazioni. Vite che, nella loro essenza, sono poco dissimili dalla mia. Un rumore richiama la mia attenzione, alzo lo sguardo e incrocio quello di un ghiro, che mi osserva per un attimo e poi sparisce tra le travi di legno del soffitto. Ecco di chi sono tutti quei gusci di nocciole, rosicati e sparsi sul tavolo. Anche questi sono segni di vita. Mi alzo ed esco con la sensazione di avere goduto di uno spazio e di una intimità che non mi spettavano. Allora come segno di rispetto e gratitudine verso questo luogo, dopo un ultimo sguardo, chiudo il portoncino come a proteggere le memorie custodite da questi muri. Inforco la bici e riprendo a pedalare. Ora tutto mi sembra più leggero e, dopo avere scollinato, mentre inizio una gran bella discesa mi sento un poco come il ghiro che ora sarà alle prese con il suo mucchio di nocciole da sgranocchiare. Felice

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