LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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sabato 17 dicembre 2016

26 #UNIMMAGINEDICEPIUDIMILLEPAROLE


giovedì 15 ‎dicembre ‎2016, ‏‎07:24:52 - Pizzo del Becco – Lago di Sardegnana

Ancora qui / Ancora tu
Ora però, io so chi sei / Chi sempre sarai
E quando mi vedrai / Ricorderai
- Elisa Toffoli -



Ancora qui, su queste ripide scale che bordano la condotta forzata. Ancora qui, sotto questo zaino carico. Ancora qui, gradino dopo gradino, con il sudore che gocciola dalla fronte ed il respiro che si condensa nel fascio di luce della frontale. Ancora qui con la voglia di tornare tra le pieghe della montagna, per salire sin dove termina la terra e ha inizio il cielo. Dopo una settimana esatta ritorno, ancora qui, ad ascoltare il freddo silenzio dell’aurora. Una notte speciale sta volgendo al termine, una lunghissima notte di plenilunio. La scalinata perde forza e al suo termine compare la muraglia della diga di Sardegnana, la luce lunare la rischiara. Spengo la frontale e procedo inseguendo la mia ombra. Ben presto sono oltre la diga, oltre la casa dei guardiani ed inizio a costeggiare il lago, percorrendo i binari della vecchia decauville. Alla mia destra si compiono magici giochi di luce, riflessi e riverberi si rincorrono sulle superfici di ghiaccio che lasciano posto alle acque increspate. Ben presto, l’intero specchio sarà avvolto dal gelido abbraccio dell’inverno incipiente. Lei è alle mie spalle, la sua luce m’investe disegnando un’ombra lunga che mi indica il cammino. Ancora non mi volto, cammino e pregusto il momento in cui arriverò al termine del lago, là dove avrà inizio la salita del vallone. Procedo e alzo lo sguardo. I neri profili dei Corni di Sardegnana ritagliano un cielo profondo, leggermente discosta, sulla destra, oltre il dosso coronato di larici, sbuca la mole del Pizzo del Becco. È giunto il momento, mi volto, la vedo, lei è lì: perfetta. Impercettibilmente si abbassa sull’orizzonte, spande la luce tutta attorno, lo specchio d’acqua restituisce un caleidoscopio di riflessi che posso solo trattenere con lo sguardo nell’impossibilità di descriverli. Mi fermo un attimo e godo di tanta meraviglia, riaffiorano infiniti ricordi di tutte le notti di luna piena passate tra i monti. Lo sguardo è calamitato da questo spettacolo, riprendo il cammino osservando il disco lunare. Sorrido pensando a come, ancora oggi, l’emozione e lo stupore mi travolgano senza trovare alcuna barriera, lasciandomi senza fiato. Io salgo e inizio a pestare la neve, lei scende nascondendosi tra i larici spogli che orlano il crinale. Il tempo scorre e debbo lasciarla andare oltre l’orizzonte. La saluto, come potesse sentirmi, dandole appuntamento … a presto.

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