LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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martedì 20 dicembre 2016

20 #PICCOLESTORIE


 LA NEVE A MILANO

“Anche nei nostri sogni nevica,
ma una sola volta nella vita.”
Orhan Pamuk


Volevo vedere la neve. L’ho cercata dietro casa, sulle alte cime: nei valloni dove al sole non è concesso entrare, nei canali e sulle cenge delle pareti nord. L’ho trovata nascosta nei luoghi d’ombra, ma ogni volta, giunto in vetta, non ho potuto immergere lo sguardo nel candore di un paesaggio fatto di neve e cielo. Ogni volta gli occhi correvano su distese di monti brulli e austeri, a perdita d’occhio. Creste e crinali a rincorrersi e intrecciarsi, affascinanti di certo ma senza la magia del morbido e candido mantello. Mentre l’attendo continuo la ricerca, tra i libri e le immagini, a volte la trovo nei luoghi più improbabili.
E chi l’avrebbe mai detto? Ho trovato la neve a Milano. In una fredda mattina di dicembre, se ne stava lì ad aspettarmi oltre la porta di una galleria d’arte; di rosso e di giallo i muri, ad incorniciare il piccolo accesso ad una promessa: “Anima Bianca”. Sono entrato. Caldo, ho tolto la giacca. Due sale, venticinque tele a parlare di neve. Se escludo Segantini, non conosco nessuno di questi pittori italiani dell’ottocento. Quindi mi metto in ascolto e scruto con attenzione, come avessi di fronte una grande parete, su cui identificare la linea di salita, o un pendio candido e vergine, sovraccarico di neve, dove scendere in sicurezza e lasciare la mia effimera traccia. Inizio col riconoscere alcuni luoghi, non tutti. Poi osservo con maggiore attenzione e, di fronte ad alcuni quadri, scatta qualcosa. Sento perfettamente. Il silenzio ed il gelo intenso che immobile cala con l’avvento della notte mentre le ultime luci del sole infiammano le alte creste. Il sibilare del fhon che ti investe e penetra sin dentro le ossa, mentre i larici si piegano e scricchiolano sotto la sua sferza. La magia dei fiocchi che cadono e vestono un grumo di case sulle rive di un lago. Il calore intenso che sa evocare la luce oltre la finestra di una baita persa nel candore di un paesaggio notturno. Assorto passo da una tela all’altra e mi soffermo. Il tempo scorre e non me ne accorgo. A volte mi pare di sentire le medesime emozioni provate quasi due secoli fa da quei pittori. I loro colori su quelle tele, come per magia, mi parlano di un candido incanto ed io li ascolto e mi meraviglio, come fossi lì al loro fianco, in quel preciso istante in cui hanno catturato l’anima della neve. Sembrerà assurdo ma lì in quelle due stanze mi sono immerso nella bellezza della neve come fossi tra i miei monti. Si, è successo: ho trovato la neve a Milano.

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