LE TRAVRESIADI: appunti di viaggio e diario di produzione del film

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venerdì 14 aprile 2017

28 #PICCOLESTORIE – FARE UNA FOTO


Fare una foto è una cosa semplice o per lo meno così appare. Lasciamo perdere le questioni tecniche e gli aspetti artistici che non sono secondari ma arrivano dopo. Concentriamoci sulle semplici azioni fisico meccaniche che il nostro corpo deve compiere e caliamole nel contesto di un’uscita scialpinistica. Ma non di un’uscita qualsiasi, bensì di una rugata con quei due sciamannati dei tuoi amici che sembrano delle locomotive, lanciati verso dove non si sa, ma in ogni caso lanciati. E dissennato sei pure tu, che questi amici te li sei scelti e ti diverti pure a scorrazzarci in giro per i monti innevati. Il problema vero è che questi disgraziati, quando hanno gli sci ai piedi, conoscono solo la modalità ON, ovvero sono in continuo, costante, eterno movimento. Le pause non son contemplate se non durante i cambi pelle, di cui si deve approfittare per bere e sgranocchiare qualcosa.
Ma torniamo alla questione: “fare una foto è una cosa semplice” e concentriamoci sulle azioni che preludono e seguono il momento del click.

Azione 1 - Infilare la fotocamera nello zaino. Già questa azione presuppone una scelta. Se lo fai vorrà dire che il giorno dopo ti toccherà faticare un poco di più.
Azione 2 - Agganciare la fotocamera allo spallaccio. Averla nello zaino è come non averla, se non in veste di zavorra addizionale. Quindi deve essere a immediata portata di mano. Perché sai già cosa accadrà, non appena avrete gli sci ai piedi. Pronti? Via! Si parte. E tu sei già alla canna del gas e fatichi a tenere il ritmo e sei cosciente che più o meno andrà avanti così tutto il giorno, una continua rincorsa, che ti vedrà sempre in ritardo e sempre più affaticato.
Azione 3 – FBL ovvero Fa balà l'öcc, che “non è il semplice guardare, ma il far danzare lo sguardo alla ricerca dell'occasione propizia o del pericolo incombente.” (op. cit: Animali Mitologici Bergamaschi). Più volte, durante l’uscita, i tuoi occhi colgono inquadrature e dettagli che subito accendono il desiderio di fare una foto. Eccolo il tuo socio. Lassù sulla cresta, nel posto giusto, al momento giusto e la luce è perfetta. Ed ora son cazzi. Una lotta interiore si scatena. Fai o non fai questa foto? È un poco come raccogliere una sfida, sapendo già che nella gran parte dei casi non riuscirai a fissare in uno scatto quello che hai colto con lo sguardo. Molte volte ci rinunci. Altre volte accetti l’ingaggio e, come uno sprinter, scatti dai blocchi di partenza.
Azione 4 – Prendere la fotocamera. Inizia una lotta contro il tempo. Il socio mica si ferma e nemmeno tu puoi farlo. Gli sci avanzano e le gambe spingono, mentre smetti di utilizzare i bastoncini. Prendi la fotocamera e la sganci dallo spallaccio. Dopo anni di esercizio e con il moschettone delle giuste dimensioni, riesci a fare tutto con una sola mano: la destra, mentre l’altra tiene i bastoncini con cui ti punti in modo maldestro per mantenere l’equlibrio.
Azione 5 – Sfilare la fotocamera dalla custodia. Con i guanti addosso, aprire le due zip della custodia, evitando di fermarti, per non perdere la giusta angolatura, senza lasciarsi sfuggire i bastoncini e, la cosa peggiore di tutte, senza lasciarsi scivolare la fotocamera tra le mani, richiede lunghe sessioni di preparazione e allenamento. Più o meno l’intera operazione si riesce a fare, anche se a volte le perdite di tempo sono notevoli, vanificando ogni sforzo.
Azione 6 – Accendere la fotocamera. Schiacciare quel bottone affossato nella sua ghiera di protezione, utile per evitare accensioni e spegnimenti casuali, è decisamente impegnativo. Con i guanti diventa una battaglia persa già in partenza. Lo sai benissimo, ma a volte ci provi ugualmente e raramente la fortuna ti è amica. Di solito hai perso tempo, quindi azzanni la punta delle dita del guanto coi denti e te lo sfili. Hai già problemi di respirazione e mica ti puoi fermare e, con questo guanto tra i denti, la ventilazione non migliora di certo. Ma alla fine la fotocamera è accesa e l’obbiettivo si apre.
Azione 7 – Inquadrare il soggetto. Adesso viene il bello perché, ricapitolando, ti trovi con la fotocamera nella mano destra, i bastoncini nella sinistra, un guanto in bocca e in continuo movimento sugli sci. Se ci aggiungi che solitamente il desiderio di scattare una foto non ti viene mai quando ti trovi su un comodo pianoro ma al contrario nelle situazioni più improbabili, il quadretto che si presenta ad un eventuale osservatore esterno risulta essere decisamente ridicolo se non preoccupante. Venendo al dunque e alla scelta dell’inquadratura. Di usare l’oculare nemmeno se ne parla e quindi ti arrabatti osservando il display su cui, tra occhiali da sole e luce diretta, difficilmente cogli i dettagli della composizione. Se poi ti metti in testa di lavorare con lo zoom o modificare le esposizioni o i tempi, la situazione si fa tragicomica e ogni volta, che ti trovi in questa situazione, ti fai delle domande sulla tuo equilibrio psicofisico.
Azione 8 – Scattare. Non nel senso di accelerare il passo ma di fare questa benedetta foto. Ebbene si! Alla fine questo dito indice lo devi pure pigiare sull’apposito tasto. Anche se non sai bene che cosa ne uscirà. Perché tra il momento in cui accetti l’ingaggio e quello in cui la tua fotocamera ti rimanda il suono digitale di un vecchio diaframma meccanico che scatta con il suo bel “click”, trascorrono anni luce, ere geologiche, e tutto cambia, tutto è diverso, e ciò che hai inquadrato, più o meno alla cieca, ti verrà restituito in un’immagine improbabile. Ma le cose mica finiscono qui. Sarebbe troppo bello.
Azione 9 – Spegnere la fotocamera, litigando con il pulsante affossato nella ghiera protettiva.
Azione 10 – Infilare la fotocamera nella custodia, prendendo a male parole le zip che si incastrano nel cordino di sicurezza.
Azione 11 – Agganciare la custodia allo spallaccio dello zaino. Operazione che fai sempre alla cieca, con la massima concentrazione, sperando ogni volta di non vedere la tua fotocamera cadere tra la neve e, nella peggiore delle visioni, vederla scivolare a gran velocità lungo il pendio ghiacciato e ripido che si apre ai tuoi piedi.
Azione 12 – Togliersi il guanto dalla bocca. Finalmente puoi riprendere a respirare e uscire da quell’apnea forzata, scongiurando quindi la morte per soffocamento.
Azione 13 – Impugnare correttamente i bastoncini e fare scorrere gli sci, nel tentativo di riprendere i soci che nemmeno se ne sono accorti di tutta questa battaglia e sono ormai scomparsi da tempo oltre il crinale.
Meno male che non è sempre così, altrimenti sarebbe il caso di iniziare a farsi delle domande e programmare una bella seduta con uno psicoterapeuta. Quindi a volte accade che mandi tutti a quel paese e ti fermi, e fai le cose per benino, e le fai con comodo. Anzi a volte cerchi di risvegliare i soci dalla loro trans agonistica e urli “Fermati lì, che ti faccio una bella foto!” A volte non sentono, perché sono troppo lontani o troppo presi dal loro trip. Altre volte rallentano o addirittura si fermano. Se sei fortunato, ascoltano pure le tue indicazioni affinché si portino nella posizione ottimale per provare a fare uno scatto decente. Poi capita che, quando inizi ad essere veramente stanco e i soci sono dei punti all’orizzonte, fermarsi a fare una foto diventa un pretesto sempre più frequente, giusto per tirare il fiato e fare riposare un poco le gambe.
Infine accadono i miracoli. Dopo una stagione che sei in giro a ravanare con sci e pelli, in compagnia di quei due sciagurati dei tuoi amici, un dei due si presenta con lo smartphone a portata di mano, infilato nella tasca della tutina. Ma la cosa più inaudita è che lui inizia a fermarsi a fare foto e non parlo di due scatti fatti a culo, così tanto per fare, senza cura ed attenzione. Lui si ferma, si abbassa, si sposta e scatta, cambia inquadratura e angolazione e scatta. Non credo ai miei occhi ma è tutto vero e lui è un vero Re, anzi per gli amici è il Re ovvero Re Cardu. Il giorno dopo mi manda i suoi scatti e allora decido che questo accadimento deve essere festeggiato e quindi questa piccola storia non sarà accompagnata come d’abitudine da un solo scatto ma da un intero album fotografico, dedicato a questa giornata particolare passata a rincorrersi lungo il crinale orobico.


Fotogallery commentata su FB

































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