mercoledì 24 novembre 2021

#diruoteedisci

3 maggio - È dalla scorsa primavera che fantastico su un possibile viaggio di più giorni oltre le Orobie. Un viaggio da guadagnare e godere esclusivamente con le proprie forze, senza l’ausilio di alcun motore pubblico o privato che sia. Un viaggio che mi portasse, pedalata dopo pedalata, a sciare montagne nuove, a me sconosciute. Parto da casa in tarda mattinata ed ora eccomi qui in compagnia di Marco, inseparabile amico in questo vagabondare tra i monti, a pedalare lungo le sponde del lago d’Endine. La giornata è strepitosa ma mille dubbi ed incertezze sulla bontà e la buona riuscita del viaggio mi assalgono. Lascio fare so già che tutto si scioglierà nel ritmo tondo della pedalata, lentamente con il passare delle ore e lo scorrere dei chilometri, in questa forma di meditazione attiva la mente troverà la sua quiete. Planiamo su Lovere dove ci godiamo uno spuntino sul lungolago per poi risalire la Val Camonica lungo la ciclovia dell’Oglio. L’aria è fresca e una corona candida di monti incornicia la valle. Le chiacchiere si alternano a lunghi silenzi in cui perdersi nei nostri pensieri o semplicemente osservando il mondo che scorre attorno e si allontana dietro di noi. Passano le ore, le incertezze e i dubbi li ho lasciati scivolare via, con la corrente del fiume in direzione opposta, dentro è tutto calmo. Ora resta solo lo spazio per accogliere ciò che sarà e tutto l’inutile brusio di fondo è scomparso. Sto bene e questo è il giusto viaggio da fare in questo momento. Avvicinarsi alle montagne con calma, senza fretta, prendendosi il giusto tempo è ciò di cui ho bisogno, ora. Mi sento felice. E pedalo. E sono contento di condividere questo tempo con Marco, sempre entusiasta, sempre pronto a partire, a mettersi in gioco, a sperimentare. Le biciclette sono cariche e son le giuste compagne di viaggio. Arriviamo a Edolo che è tardi, un gelato ci aiuta ad affrontare la salita sino all’Aprica. Sono le 20 quando mettiamo le gambe sotto un tavolo e mangiamo l’impossibile.

Olera (BG) Aprica (SO) 130 km; 1600m D+ 950 D-








#neve - retrogusto

Che non sarà tutto come prima ve l'ho già detto e sarete stufi di leggerlo.
Che ci avessi preso gusto era già chiaro da tempo.
Quindi ribadisco che ciò che più mi interessa non tanto per il cosa si fa ma il come lo si fa.
Ed è così che oggi ho iniziato a sentire, oltre all'immediato gusto, un persistente retrogusto ancora più buono e che assaporo sul palato e percepisco nel corpo.
È passata ormai una settimana e non è la stanchezza che mi è rimasta, ma una sensazione di compiuto, di qualcosa che ho fatto proprio come volevo.
Una soddisfazione solida, direi.
Questo è il retrogusto che sento: di un agire che ha messo radici in un terreno ricco di significati e di senso; di una consapevolezza cresciuta con cura e attenzione.
Fisicità, socialità e affettività sono le tre cose a cui non ho voluto rinunciare in questo anno trascorso tra un lockdown e l'altro, nel rispetto della salute e degli spazi miei ed altrui. E per non rinunciarci ho esplorato nuove strade, ho cercato nuove soluzioni, coltivando in modo divergente le mie passioni.
Ed anche lo scorso fine settimana così è stato.
Con due amici e le nostre biciclette, cariche di tutto il necessario, siamo partiti da casa per una due giorni tra i monti. Ed alla fine non sono tanto le montagne salite, i 170 km percorsi e i quasi 5000 m di dislivello macinati, ma ciò che importa è come lo abbiamo fatto.
Partire alla luce delle frontali. Pedalare sino a Lizzola. Sbranare un bel panino superimbottito che ti han preparato al negozio del paese. Approfittate della gentilezza delle persone che pur senza conoscerti ti mettono a disposizione il loro garage per rimessare le biciclette. Calzare gli sci sulle Piane e con un caldo fottuto arrivare in vetta al Tre Confini. Scendere al cospetto del Gleno, su ciò che resta della vedretta del Trobio. Bivaccare al rifugio Curò. Chiacchierare con piacere insieme alle persone che, come te, passeranno la notte sparpagliati nel piccolo invernale e attorno ai muri del rifugio. Percorrere il grande anello che porta sulla vetta del Diavolo della Malgina. Sotto la vetta alzare lo sguardo e godere del volo di una pernice bianca contro il blu del cielo. Ululare per tutta la lunga e strepitosa discesa della Val Morta. Risalire la Val Cerviera sino alla spalla del Tre Confini. Misurare ogni passo, centellinando le ultime energie. Affacciarsi sulla valle di Bondione con la consapevolezza che da lì c'è solo una lunga ed infinita discesa. Caricare le biciclette, in mutande, mentre chiacchieri con la persona che gentilmente le ha custodite. Mettersi in scia a Marco e Ale, e scoprire che sulla discesa di Gandellino il tuo contachilometri segna 55 km/ora. Pedalare e sentirsi ok. Non sentire più la fatica e dopo essersi salutati, con il sorriso sulle labbra ed una soddisfazione che ti esplode dentro, mentre si fa buio, affrontare la salita che ti riporta a casa, dove sono custoditi i tuoi affetti.
È passata ormai una settimana ma è come se fossi tornato ora e in questo istante è come se avessi appena varcato l'uscio di casa.
Quanto è potente il retrogusto che lasciano certe avventure.


















#neve - gusto

Ci abbiamo preso gusto. Se ci posso andare in bici perché utilizzare l'auto? Ed eccoci, dopo tre ore di pedali, nuovamente in Valcanale ovvero "Il posto più bello del mondo" (cit. Cesare Pisoni ) per una gita insolita. E ci ritroviamo a tracciare in una spanna di fresca, immersi nella solitudine imponente del vallone che sale al Passo del Re, poi ci affacciamo sulla conca di Leten e saliamo all'omonima cima. La parete sud della cima di Valmora è imponente e lo scivolo di neve sotto di lei ci attende. Non lo facciamo aspettare e ci godiamo la discesa sino a ritrovare le nostre biciclette, pronte a ricondurci a casa.
Ormai ci abbiamo preso gusto e si sa che una gitarella tira l'altra, nemmeno fossero ciliegie.
Alla prossima.




#perdersinmountainbike - galleggiare


Da casa a casa, galleggiare su due ruote.
Pedalata dopo pedalata, su per la valle.
Galleggiare sui pensieri e le preoccupazioni di questi tempi strani.
Respiro dopo respiro nel fluire irrequieto del fiume.
Galleggiare leggeri tra le chiacchiere ed i sorrisi degli amici.
E ancora più su, sempre più su sino in cima al monte.
Ed infine galleggiare sul mondo e le preoccupazioni lasciate laggiù, in fondo alla valle.
Galleggiare, è un bel sentire
.

#appunti - periferie

La fortuna di avere scelto di vivere tra i monti, alla periferia dei cosiddetti centri.
La fortuna di uscire di casa e correre sino sulla cima del monte.
La fortuna di potersi ubriacare di spazi infiniti, di libertà e di fatica.
I monti, centro del mondo, che pulsano di vita, di storia e di cultura.
I monti, centri connettori di periferie, fonti d'energia e bellezza.
E lo sguardo si spinge sin dove vorresti arrivare con il tuo prossimo viaggio a pedali e con gli sci.
I monti, stimolo inestinguibile per la mia fantasia.
E mentre scendo il sole cala all'orizzonte, le luci si accendono sulla pianura e penso che non esistono periferie ma solo spazio da attraversare, tempo da vivere.
Sempre.

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Le città sono il centro e tutto il resto periferie?
Eppure i monti, questi monti, sono stati centro di scambi tra l’Oriente, il Mediterraneo e l’Europa, non frontiere ma cerniere, luoghi di partenza, di arrivo e di transito di genti e con loro di idee, di arti, di mestieri e di merci. Mi piace pensare alla montagna non tanto come luogo chiuso, marginale ed immobile ma soprattutto come luogo di progetti di civiltà e di convivenza in cui nei secoli ci si è adattati alle forme e ai vincoli di un ambiente difficile. Le montagne le percepisco in movimento, le vedo come uno spazio strategico e delicato, come luogo geografico posto al centro d’Europa, altro che periferia, bordo, margine. Riusciremo a rimetterle al “centro” in un progetto utile e funzionale che dia risposte alla crisi scatenata dalla pandemia in corso? Non ho risposte a questa domanda ma ho la certezza che ognuno possa fare qualcosa incidendo sui propri stili di vita. E più passa il tempo più sono convinto che avere scelto di vivere tra i monti mi abbia portato più benefici che disagi.
E dopo una giornata di lavoro in modalità smart-working ho la fortuna di potermi cambiare velocemente ed uscire di casa per imboccare il sentiero che parte a dieci metri dall’uscio ed immergermi nella primavera, respirarla e attraversarla.
A questo ed altro ancora penso mentre corro nella luce del tramonto e mentre giunto in vetta la musica di Morricone si dipana soffusa nella mia mente e la canticchio e mi pare di sentire la voce di Elisa che canta: “Ancora qui. Ancora tu. Ora però, io so chi sei. Chi sempre sarai. E quando …”.
Sorrido.
Sono ancora qui in cima alla montagna di casa.
Scatto una foto.
E inizio a scendere.
I monti non sono periferie e di questo ne sono convinto.

#appunti - in cammino



In cammino
ho la fortuna di essere
curioso e fiducioso
cosa mi serba il domani
quale rinnovato orizzonte
mi attende oltre il monte
nel delicato dettaglio
in un germoglio e in un fiore
attraverso il tempo nuovo
che profuma d'equinozio
perpetuo movimento
delle stagioni
in cammino

#neve - cittadini



Non abbiamo bisogno di ordinanze e divieti. Ciò che serve è informazione e formazione, ma se non si è in grado di ascoltare i bisogni dei cittadini e non c'è conoscenza del territorio e delle specifiche tematiche da affrontare, purtroppo dovremo subire le conseguenze di ordinanze insensate.
Servono regole chiare; in inverno su una strada di montagna hai l'obbligo di transitare con le gomme da neve o avere le catene a bordo, assurdo sarebbe vietarne il transito con la finalità di evitare che accadano incidenti.
Vietare a priori l'accesso ai monti, ad un sentiero, a piste da sci inutilizzate dichiarando che lo si fa per garantire la nostra sicurezza non solo è una scelta stupida ma pure miope.
Siamo cittadini responsabili e non incoscienti amanti dei monti.

domenica 21 novembre 2021

#labiciclettaeilbadile - la locandina

Marco ed io partiamo dal bivacco, la Cassin sulla nord-est ci attende.
A me piace e a voi?







#labiciclettaeilbadile - incontri

martedì 17 agosto - Frammenti di un casuale incontro (dalla pagine FB di Aschino)

Andrea Aschedamini dixit - "Una gioia incontrare Maurizio Panseri, Alberto e Carlo Valtellina, per caso, ai piedi dei tornanti che portano al passo del Maloja. Sarebbe troppo lungo spiegare il perché, sia della gioia per l’incontro inaspettato, sia per il motivo della loro presenza lassù. E allora copio/incollo le parole del Mau qui sotto. Stay tuned. "

Mau dixit - “Non sto facendo nulla di nuovo, qualcuno prima di me lo ha fatto e quelle sì erano imprese epiche. Hermann Buhl e la sua avventura in bicicletta da casa al Badile è stato da sempre una pietra miliare di riferimento per il mio alpinismo ed ora è un’ispirazione da seguire per acquisire una nuova consapevolezza, per tradurre le riflessioni ed i pensieri in azione”.

Le foto sono di Andrea Aschedamini e Cristina Locatelli, grazie immensamente.







#labiciclettaeilbadile - incontri


E lungo la valle dell'Adda
invisibili traiettorie si intrecciano
in un andar per monti differente.
A colpi di pedale
con gli sci legati a Clarabella
o le corde e l'imbrago nelle sacche della Colnago.
Ad esplorare geografie rinnovate
coltivando il desiderio
ed un consapevole senso di appartenenza alla terra
ai luoghi del vivere.
Ed è una sorpresa
condividere emozioni
e frammenti di viaggio.

Grazie Smaranda Chifu


Lungo Adda - Brivio

#labiciclettaeilbadile - incontri

Sulla linea di confine
tra ricci, pietre e castagne
inseguendo dell'ombra la luce
dei colori il profumo.
Alla ricerca di storie
da raccogliere con cura
per farne intreccio
per farne racconto.
E la sua voce ci solleva
ci trasporta in alto
tra spigoli e specchi
attimi di vita e di granito.
Velocità e lentezza
consapevolezza e perseveranza
sorpresa e meraviglia
incontro.

Grazie Renata Rossi



Val Bregaglia - La Dogana

#labiciclettaeilbadile - incontri

Titolo: La bicicletta e il Badile
Sottotitolo: In viaggio con Hermann Buhl
Proprio in questo angolo di Baviera, incastonato tra i monti d'Austria, siamo andati alla ricerca delle sue tracce. 
Ci ha accolto Kriemhild Buhl, la figlia. 
Un incontro profondo. 
Segni di un'ingombrante assenza nel vivere di chi resta e ne fa racconto. 
E componiamo la nostra storia, pezzo dopo pezzo, raccogliendo frammenti. 
Con cura.

Grazie Kriemhild Buhl




Ramsau bei Berchtesgaden - Germania 

#labiciclettaeilbadile - Andare per monti.

Pedalare, camminare, correre, sciare, arrampicare ma anche soffermarsi, osservare, ascoltare, raccogliere.
E quando mi imbatto in qualcosa di sorprendente ho bisogno di conoscere e comprendere.
E non posso non fermarmi e tornare sui miei passi per immergermi nella bellezza della pittura di Segantini e del suo trittico: La vita, La natura, La morte. Per poi riprendere il viaggio e respirare quegli stessi ambienti sapientemente descritti con colori, spatole e pennelli.
I monti spazi di vita, d'ispirazione e d'arte. I monti espressione stupefacente della natura e dei suoi fenomeni anche più estremi. I monti luoghi di un mondo dove i cicli vitali giungono inesorabilmente al loro termine.
Andare per monti con uno sguardo rinnovato e con un'attenzione differente può essere motore per un cambiamento, piccolo ed individuale e per questo possibile.



#labiciclettaeilbadile - SPARK & Sinossi

Ho scoperto cosa è uno SPARK. Ora non ve lo spiego ma vi invito di andare a vedere come si presenta il nostro progetto.



La bicicletta e il Badile

in viaggio come Hermann Buhl

un film di Maurizio Panseri e Alberto Valtellina (in produzione)
IL PROGETTO SU “ADOBE SPARK”

Sinossi
Venerdì 4 luglio 1952, Hermann Buhl, che sarà conosciuto in seguito come un grandissimo alpinista (tra le altre salite, celebri la prima salita al Nanga Parbat e al Broad Peak), lascia Innsbruck in bicicletta, risale la valle dell’Inn, dopo 150 chilometri arriva alla base della parete nord-est del Pizzo Badile, la sale in solitaria attraverso la via Cassin, scende, riprende la bicicletta e torna verso casa, per essere al lavoro il lunedì mattina. Un’impresa celebre, raccontata in poche asciutte pagine nel bellissimo libro autobiografico “È buio sul ghiacciaio”.

#labiciclettaeilbadile - IL PROGETTO

Il progetto c'era già prima del viaggio ma senza viaggio il progetto non poteva prendere strada e di strada ne abbiamo fatta in sei giorni. E in tutti i progetti in cui voglio raccontare una storia nulla sarebbe possibile senza il mio amico - colui che creò il mostro - Alberto Valtellina con cui ho lavorato e che ha già prodotto i nostri precedenti lavori. Anche questa storia quindi la racconteremo insieme, lui ed io.

"Note di regia - Vogliamo ripercorrere le strade di Hermann Buhl: la bicicletta che per lui era una necessità e l’amore per l’impresa, la dimostrazione di una creatività formidabile, per noi può rappresentare la sostenibilità del nostro fare alpinismo rispetto all’ambiente, l’impronta consapevole che le nostre avventure lasciano sul pianeta entrando in intimo contatto con i luoghi, la loro storia ed i segni lasciati da chi prima di noi ha percorso quelle strade, salito quei sentieri e quelle pareti."

Andate a vedere il suo sito Produzioni Alberto Valtellina e a leggere di questo nuovo progetto La bicicletta e il Badile










#labiciclettaeilbadile - diario di produzione – CINQUE

Alberto dixit: "La bicicletta per Hermann Buhl era una necessità di tipo economico, oggi ci pare possa diventare un'opportunità per agire un cambiamento, per muoversi sul territorio con rinnovata attenzione all'ambiente."
Ed aggiungo.
Per coglierne i cambiamenti, per ascoltarne il respiro, per viverne la ricchezza umana e naturale con curiosità, sempre pronti a farsi stupire.
E pedalo, e non posso non sostare nei luoghi dove hanno preso forma, spessore e colore le sculture di Giacometti, il pensiero di Nietzsche e le tele di Segantini.
E pedalo, e non posso non gioire per l'incontro inaspettato con Cristina Locatelli e Andrea Aschedamini (loro sono i primi due scatti, grazie), fantastici e fidati amici di molti viaggi.
E pedalo, e lascio correre la bicicletta lungo l'Inn in una giornata radiosa, con i ghiacciai del Bernina sfavillanti e "resistenti" all'orizzonte.
E pedalo, e il ricordo di Hermann Buhl mi tiene compagnia sino in Austria e poi su al Lago di Resia.
E pedalo, e ho la pelle d'oca non solo per il freddo ma anche per quel campanile che emerge dalle acque e le dimenticate storie di una comunità sommersa dalle acque.
E pedalo, e penso a Marco compagno d'avventure che sarà beatamente a mollo nelle acque del Tirreno.
E pedalo, e poi Italia e poi Svizzera e di nuovo Italia, con la schiva salita all'Umbrailpass a contrapporsi al caos totale sulla discesa dello Stelvio.
E pedalo, e poi giù sino ad Aquilone ripensando a Sant'Antonio Morignone sepolto dalla grande frana della Val Pola, immensa ferita sul versante del Monte Coppetto.
E pedalo, ed il viaggio volge al termine, pedalata dopo pedalata in compagnia di Carlo Valtellina , inseguiti da Alberto Valtellina , con il vento in faccia, le gambe stanche ed il sorriso sulle labbra.
E pedalo.











Martedì 17 agosto - Bondo (CH), Maloja, Saint Moritz, Zernez, Scuol, Martina, Nauders (O) - 126 km - 1800m D+ - 1300m D-

Mercoledì 18 agosto - Nauders (O), Resia (I), Malles, Mustair (CH), Umbrailpass, Bormio (I), Tirano - 121km - 1850m D+ - 2800m D-