giovedì 1 settembre 2022

#roccia – G.M. e ritorno in Alben

Non è passata nemmeno una settimana e mi ritrovo nuovamente a scalare in Alben, sulla parete nord-ovest della Cima della Croce. L’idea era di tornarci da solo per salire la linea che avevo visto, immediatamente a sinistra, durante la salita solitaria di "Gigante Buono". In settimana ho reperito alcune info in rete e la relazione dei primi salitori grazie a Dario Eynard. All’ultimo momento Cardu si libera e allora ci si va insieme ma in bicicletta. La giornata è stupenda e ci godiamo il nascere del nuovo giorno mentre pedaliamo lungo il fiume e imbocchiamo la Val del Riso. La salita, una tra le più belle salite su strada delle nostre valli bergamasche, è lunga e ce la guadagniamo pedalata dopo pedalata. Prima di Oneta ci affianca un’auto ed una voce conosciuta esclama “Non ci posso credere!”. Ennio Spiranelli ci supera e si ferma a bordo strada, scambiamo due chiacchiere e ci facciamo due risate, ci salutiamo. Lui con Andrea Spiranelli e Davide Poloni vanno in Arera a fare qualche tiro di corda sulla nord. La salita prosegue senza altri incontri e ci gustiamo l’arrivo al colle di Zambla, con una fetta di torta ed un cappuccino, e quindi ci dirigiamo nella Conca d’Alben. Cambio assetto e siamo già in cammino sul ripido sentiero che conduce alla base della parete. Eccoci all’attacco, ci prepariamo, si parte. La roccia è bella e la chiodatura è buona, lunghezza dopo lunghezza, in una successione di muri, diedri e fessure, intervallate da cenge e brevi raccordi in canali erbosi, prendiamo quota. Le soste sono comode e a prova di bomba, insomma ce la godiamo sino all’ultima lunghezza da dove decidiamo di non proseguire in cresta sino alla cima ma di scendere in doppia. Certo manca l’esposizione come per tutte le altre vie della parete ma, come per “Gigante Buono” e “Gocce di Rugiada”, anche questa salita merita di essere ripetuta e visto lo sviluppo modesto può anche essere concatenata ad una delle altre due. Le difficoltà sono contenute massimo al 6a e alcuni passi in A0 sulla penultima lunghezza, che è strachiodata e senza patemi d’animo permette anche di provare i passaggi in libera, con un paio di movimenti che non superano il 6c. Sfilata l’ultima doppia, proviamo anche le due lunghezze poste sulla destra dell’attacco e che costituiscono una variante di partenza decisamente più dura e ben chiodata. Il rientro come al solito corre via che è un piacere, le biciclette cariche sfrecciano sulla discesa di Zambla sino in fondo valle, poi la ciclabile garantisce sempre una pedalata rilassante. Ad Alzano saluto Marco e mi avvio verso casa, come al solito passo sotto il murales che raffigura la Madonna d'Alzano, un capolavoro del 1485, opera del Bellini ed esposto all'Accademia Carrara. E, come sempre, affronto “allegramente” la salita al mio paesello d’Olera.














Un grazie agli apritori Giuseppe Carlessi e Matteo Carlessi, e complimenti per la bella via.
Di seguito la relazione.

Gocce di rugiada (verde) - G.M. (rosso) - Gigante buono (giallo)


G.M. – Papà Giuseppe e figlio Matteo (traccia rossa nella foto)
Giuseppe Carlessi, Matteo Carlessi, 08 ottobre 2017
240 m (8L)
6c (6a obbl)/S2/II, 3h00’
Note: linea moderna e di stampo “plasir” con il sesto tiro decisamente più impegnativo degli altri ma superchiodato e quindi con difficoltà non obbligate. Via completamente attrezzata a fix, soste comprese, che combina una serie di pilastri e placche dalla roccia sana e ben lavorata. Presenta una variante iniziale di due tiri decisamente più impegnativa.
Materiale: due corde da 60 m, 10 rinvii, cordini, possono essere utili ma non indispensabili alcuni friend medi.
Attacco: sulla destra di una placca grigia solcata da una fessura diagonale, targhetta alla base.
Relazione:
L1: 25m 5b. Salire il bordo destro della placca e poi per fessura verso sinistra giunti a un terrazzino si risale un diedro fino alla sosta (6 fix).
L2: 20m 5b. Vincere il muro verticale alla sinistra della sosta, per spostarsi poi a sinistra su un terrazzino erboso alla base di un diedro-camino (presente una carratteristica clessidra senza cordone che buca il pilastro). Oltre il diedro si sosta (5 fix).
L1 var: 25m 6c ?. Dalla targa della via salire verso sinistra la parete verticale, leggermente strapiombante.
L2 var: 25m 6b. Dalla sosta proseguire in verticale fino a congiungersi alla seconda sosta della via.
L3: 40m 5c. Dalla sosta spostarsi a destra a prendere il canalino erboso, che sale verso sinistra. Dopo 10 mt. Salire una parete incisa da una bellissima fessura e salire in verticale su rocce più articolate. Superate due clessidre con cordone, traversare a sinistra, fino alla sosta, che si trova sulla destra di una parete gialla strapiombante (7 fix, 2 clessidre cordonate).
L4: 25m 6a. Dalla sosta spostarsi a sinistra alla base di uno strapiombino. Vincerlo con un allungo un po’ delicato, per prendere delle buone prese e uscire lungo una lama sulla sinistra. Salire poi il bellissimo diedro atletico (7 fix).
L5: 20m 5b. Salire la successiva placca con belle maniglie e le balze erbose successive (2 fix).
L6: 60m 2. Tiro di collegamento. Salire il canale sulla destra. Superare una sosta intermedia (punto d’incrocio con la via “Aubea”) e proseguire sino alla base della parete del tiro chiave (2 fix).
L7: 30m 6c (5a A0). Seguire i numerosi spit prima sulla verticale della sosta e poi verso destra e che permettono di azzerare le difficoltà. Oltrepassare lo spigolo oltre il quale si trova la sosta (13 fix).
L8: 20m 5a. salire la parete in verticale fino alla sosta della via “Gigante buono” in prossimità della cresta prima di un mugo (2 fix).
Discesa: è possibile scendere in doppia anche sfruttando le soste della via “Gigante buono”; opzione da seguire solo se non vi è nessuno impegnato in parete. Si consiglia di proseguire in cresta sino alla vetta e scendere dal sentiero.

mercoledì 24 agosto 2022

#roccia - Solitudine e un Gigante buono

Sono passati alcuni anni da quando mi sono fatto l'ultima vietta solo soletto. Da un poco mi era tornata la voglia ma non avevo ancora trovato l'occasione giusta.






Sulla parete nord-ovest della Cima della Croce (Gruppo dell'Alben) non avevo mai scalato ma sapevo che lì avrei trovato delle belle linee che avrebbero fatto al caso mio. Vie con soste a fix e buona chiodatura: "Gocce di rugiada" e "Gigante buono" hanno entrambi i requisiti.
Sono indeciso su quale delle due salire. Deciderò sul posto in relazione dell'affollamento ferragostano.
Questa mattina arrivo alla base della parete e non c'è nessuno, strano!
Alla fine la scelta cade su "Gigante buono", un poco influenzato anche dalle parole di Ivo "Linea molto bella, logica e naturale, roccia super, chiodatura ottima ... destinata a diventare una classica" se lo dice lui, c'è da crederci.
Mi preparo con calma, sono un poco agitato, come ogni volta che scalo da solo.
Non arriva nessuno, sono proprio solo.
Stacco i piedi da terra e inizio a scalare, la roccia è superba, perfettamente scolpita dall'acqua e dal tempo, le protezioni sono giuste.
Prendo il ritmo e la mente si sgombra da ogni pensiero, c'è solo la scalata, la roccia da leggere e il mio corpo che si muove, la giustezza delle manovre di corda e il piacere di trovarsi sospeso su questa bella parete.
Si sale, si scende e si risale, senza fretta. Il tempo scorre e nessuno arriva alla base della parete. Mi godo pienamente questa solitaria e questa solitudine in compagnia del "Gigante buono". E quando arrivo presso la croce di vetta mi fermo un attimo su una selletta, voglio stare ancora un poco solo, appollaiato su queste creste. Tolgo le scarpette apro lo zaino e mi faccio uno spuntino.
Ivo aveva proprio ragione, diventerà una classica, e pure io mi aggrego al coro e faccio i
complimenti
a Mario Jack Giacalone, Cristian Previtali e Pozzoni Giorgio per questa bella creatura.
Buone scalate.



Gocce di rugiada (verde) - G.M. (rosso) - Gigante buono (giallo)

1. GIGANTE BUONO
Mariano Giacalone, Giorgio Pozzoni, Cristian Previtali, 18-19 giugno 2022
210 m (7L)
6a/RS2/II, 3h00’
Note: è l’ultima nata e conta già numerose ripetizioni, merita di diventare una classica, linea moderna e di stampo “plasir” con chiodatura mista a fix e chiodi, per la sesta lunghezza è utile i friend n. 1 (rosso) della BD. La via unisce con grande intuizione una serie di pilastri e placche fessurate dalla roccia sana e ben lavorata, alcuni raccordi e sezioni più facili nulla tolgono alla bellezza e all’impegno della via.
Materiale: due corde da 60 m, 12 rinvii, cordini, alcuni friend medi.

Accesso: Dal parcheggio in località Conca d’Alben (1345 m) si risale nel prato a destra dello ski-lift, la traccia si fa ripida e intercetta un sentiero che si segue verso destra, entrando nella boscaglia, ben presto si impenna e risale il versante (bolli rossi) sino a sbucare, nei pressi dei ruderi della stazione d’arrivo di una seggiovia, sui ghiaioni basali della parete nord-ovest, caratterizzati da vecchie e fatiscenti strutture paravalanghe. Proseguire lungo il sentiero (bolli rossi) che costeggia sulla destra il ghiaione, sino ad una selletta, dove si raccorda con il sentiero che sale dal Pian della Palla, si continua a salire in direzione della bocchetta posta tra la Cima della Croce e la Cima della Spada e dove si avvicina alla parete lo si abbandona per attraversare il pendio, tra i vecchi paravalanghe, e raggiungerne la base. (400 m D+; 1h00”)
Attacco: al centro di una placca grigia verticale e solcata da una fessura (visibili i fix), targhetta alla base.
Relazione:
L1: 35m 6a. Salire la fessura che solca il pilastro, aggirare un mugo sulla destra e proseguire verso sinistra su placca fessurata (4fix, 2ch, 1 clessidra).
L2: 20m 5b. Procedere verticalmente su muro fessurato per poi proseguire su un vago sperone e per balze sino alla sosta (2fix, 3ch).
L3: 35m 5c. Salire un muretto sopra la sosta e spostarsi su cengetta a destra sotto uno strapiombino, lo si rimonta e si prosegue su bella placca fessurata, infine per balze alla sosta (5fix, 5ch, 1 clessidra).
L4: 40m 5b. Continuare su balze sino alla base del diedro che si sale verso destra, al suo termine si prosegue diritti sullo sperone, prima verticale poi adagiato, sino ad un canale erboso che si attraversa a sinistra per sostare su una placca sotto un mugo (1fix, 5ch, 1 clessidra).
L5: 20m 3. Tiro di raccordo in un canale erboso che può essere unito a quello precedente (1ch).
L6: 35m 5c. Si percorre il bel diedro fessurato che incide la parete verso destra, al suo termine si prosegue verso sinistra su terreno articolato e facili risalti (3fix, 2ch, BD rosso, 1 spuntone).
L7: 45m 4a. Salire il muretto articolato sopra la sosta e spostarsi progressivamente a destra sino a giungere sullo sperone percorso dalla “Via Clipper” che si segue verso sinistra sino al suo termine dove si sosta (2fix, 2ch, 2 clessidra).
Proseguire a destra, in direzione sud, lungo la cresta sino alla croce di vetta.
Discesa: è possibile scendere in doppia (meglio dalla sosta), opzione da seguire solo se non vi è nessuno impegnato in parete. Si consiglia di proseguire in cresta sino alla vetta e scendere dalla normale.

giovedì 11 agosto 2022

#roccia - Arera di nuovo - Capanna 2000 e Piccolo Jury

Lo scorso fine settimana doveva essere "lungo". Lungo quanto basta per contenere tutta la meraviglia, il piacere e la fatica che ti possono donare un viaggio in bicicletta e la salita di una grande parete. Ma i desideri sempre devono fare i conti con gli accadimenti o più semplicemente si devono riporre in un luogo sicuro e ci si deve adattare alle condizioni metereologiche.

Ed è così che sabato mattina abbiamo fatto slalom tra una cellula temporalesca notturna ed una pomeridiana, saziando comunque la nostra voglia di meraviglia, di piacere e di fatica. Con Alessandro Ceribelli e Marco Cardullo sono tornato di nuovo in Arera, dove abbiamo salito una linea recentemente rimessa a nuovo dagli infaticabili Frank Bonetti e Alessandro Rinaldi: "Capanna 2000".
Una veloce sgambata ci porta alla base della parete, che gronda acqua un poco ovunque, ma la nostra linea non sembra messa così male. Quindi si parte. Su ogni tiro ci tocca scalare alcune sezioni bagnate ma la chiodatura sicura e la bella roccia azzurrina ci permettono di procedere. Ci godiamo l'arrampicata lungo sei belle lunghezze nonostante alcuni tratti discontinui. Insomma la via è consigliabilissima. Nel frattempo due cordate attaccano la Via dei Cugini e ci scambiamo due battute, scoprendo che si tratta di Frank e Alex con degli amici.
Giunti al penultimo tiro, sulla sinistra, scorgiamo una linea di fix che risalgono una serie di belle placche compatte. Chissà che via è?
Tornati alla base della parete ne esploriamo la porzione all'estrema sinistra e troviamo la targhetta d'attacco di "Piccolo Jury". Sopra l'Arera le nubi lasciano spazio ad ampi squarci d'azzurro, dai Laghi Gemelli e da Valcanale una cortina compatta e nera avanza e i tuoni fanno da colonna sonora. Ci si lega e saliamo, veloci, velocissimi. La via presenta due sezioni impegnative ma nel complesso non è difficile e ha il pregio di svilupparsi sempre su roccia ottima. Il muro d'acqua avanza da Valcanale e dalla valle di Mezzeno. Forse ce la facciamo. Quattro doppie e siamo a terra, tutto il materiale sparisce nello zaino e via di corsa. Arriviamo all'auto prima che si aprano i rubinetti del cielo
è una fortuna avere montagne così belle vicino a casa e persone che dedicano del tempo a chiodare e sistemare belle linee d'arrampicata.
Grazie a Franco Bonetti e Alex Rinaldi.
Se volete godervi questa piacevole combinazione, in attesa di un "lungo" fine settimana da vivere pedalando verso grandi pareti, ecco le relazioni.
Buone scalate
ps - Però, la prossima volta in Arera, ci si va in bicicletta.











Capanna 2000
Franco Bonetti e L. Merlini, estate 1996; richiodata nell’estate 2021/22 da Franco Bonetti, Alex Rinaldi e Simone Poli
200 m (6L)
6b A0 (6b obbligatorio) /RS2/II – 3h
Note: Itinerario vario e meritevole caratterizzato dal pronunciato tetto del V tiro (per inciso noi non siamo riusciti a salirlo in libera ma abbiamo dovuto fare un passo in A0), che sale lungo una bella serie di placche interrotte da balze e cenge. La via è ben attrezzata a spit e chiodi. Tutte le soste sono predisposte per la calata.
Materiale: due corde da 60 m, 10 rinvii, cordini, una scelta di friends medio-piccoli utile ma non necessaria.
Attacco: risalire risale la base della parete verso sinistra sino ad un pilastrino verticale di roccia compatta, scritta alla base.
Relazione:
L1: 35m 6a+. Muro verticale e poi placca compatta di movimento, quindi per balze erbose, verso sinistra, sino alla sosta (4 spit).
L2: 30m 6a. Procedere in diagonale verso sinistra puntando un tettino che si risale, proseguendo per una bella placca solcata da una fessura, poi si attraversa a sinistra rimontando muretti verticali (4 spit, 1 chiodo).
L3: 30m 6b. Traversare con attenzione a sinistra e poi risalire la fessura verticale bella e continua sino al suo termine dove si sosta sotto un tettino (1 chiodo, 5 spit).
L4: 35m 3. Spostarsi a sinistra e risalire in diagonale rampe erbose e brevi placche compatte sino sotto l’evidente tetto (1 chiodo, 1spit, 1 clessidra).
L5: 30m 6b A0. Salire sotto il tetto e rimontarlo direttamente con un passo decisamente impegnativo ma risolvibile anche in artificiale, poi si prosegue su bella placca compatta sino al suo termine (5 spit).
L6: 40m 6a. Salire in diagonale verso sinistra e rimontare una piccola pancia per entrare in un diedro più facile e si prosegue alla sua destra su placca fessurata sino alla sommità del pilastro (3 spit, 1 chiodo).
Discesa: si continua in arrampicata facile fino in cresta al primo intaglio anello di calata a sinistra che porta al ghiaione oppure raggiungere il secondo intaglio e scendere a piedi nel canalone; a condizione che non ci siano cordate impegnate sulla via è possibile scendere in doppia sulla via saltando S2 e S4 (30m, 60m, 60m, 30m).


Piccolo Jury
Franco Bonetti, Alex Rinaldi, agosto 2020
135 m (5L)
6a+ (6a obb.)/SR2/II, 2h00’
Note: bella linea, discontinua nelle difficoltà ma sempre su roccia ottima con alcune sezioni sorprendenti. Tutte le soste sono attrezzate per la calata in doppia. Visto il breve sviluppo è ottima da abbinare a qualche altra via della parete.
Materiale: due corde da 60 m, 8 rinvii, cordini, una scelta di friends medio-piccoli utile ma non necessaria.
Attacco: risalire la base della parete sino alla sua estrema sinistra, dove questa termina ed è caratterizzata da una compattissima placca appoggiata, targhetta con nome.
Relazione:
L1: 30m 6a+. Si parte con il passo chiave della via, passi d’aderenza per i piedi con una sola lametta tagliente per la mano, dopo più semplice, quindi balze e tratti erbosi, infine un’altra bella placca che porta in sosta (3 spit, 1 chiodo).
L2: 30m 4a. Muretto verso sinistra e poi si entra in un facile diedro verso destra di cui si percorre la placca fessurata di destra, sino ad una terrazza (1 spit, 3 chiodi).
L3: 20m 6a. Bella placca fessurata e verticale che si sale direttamente per uscire a destra alla sosta su una cengia (può essere concatenato al tiro successivo attenzione allo scorrimento delle corde).
L4: 25m 3. Trasferimento verso destra su cenge e risalti (1 spit).
L5: 30m 6a. Bella lunghezza verso destra su placche compatte ed erose. sino a guadagnare il filo dello spigolo, dove si sosta (5 spit).
Discesa: proseguire lungo la cresta e scendere dalla normale.



#roccia – “Cinzia e Virna” sul Pizzo Arera

Grazie a chi chioda e pure a chi richioda.

Erano i primi anni ’90 quando feci la mia prima salita sulla parete nord dell’anticima N-O del Pizzo Arera, la via era “Un pensiero per Ugo”, una linea bella e impegnativa che aveva affiancato la più classica e abbordabile “Via dei Cugini”. In quegli anni furono chiodate altre linee che mi sarebbe piaciuto salire, per un motivo e per l’altro io non ci tornai più e non penso che ci sia mai stata la ressa sulla parete.
Nel 2017 la “Via dei cugini” viene richiodata da Nadia Tiraboschi, una degli apritori, e diventa una via, come si suol dire, “plasir”. Viene presa d’assalto e in ogni fine settimana d’estate numerose sono le cordate che la percorrono. Ed è l’occasione per tornare su questa parete. Attacchiamo presto e dietro di noi contiamo ben 13 cordate. La linea è bella e ben chiodata, le soste sono a prova di bomba, quando ritorniamo all’attacco l’ultima cordata deve ancora iniziare a salire. Quel giorno incontro Frank Bonetti e Alessandro Rinaldi che stanno iniziando a richiodare la vicina “Oriana e Augusto”, mi complimento con loro e gli auguro di continuare così e di richiodare tutte le vie a suo tempo aperte da Frank. Seguo sui social il loro lavoro e i commenti di chi torna a ripetere le linee dopo il restyling. “Oriana e Augusto”, “Cinzia e Virna”, “Capanna 2000” vengono rimesse a nuovo e nascono pure due nuove linee. Ora sono 10 le linee d’arrampicata all’ombra dell’anticima N-O del Pizzo Arera, insomma non ci si può astenere dal tornare a fare visita alla parete.
2 luglio 2022. Stimolato da una recente ripetizione di Ennio Spiranelli, con Marco saliamo al rifugio Capanna 2000 e arriviamo presto alla base della parete, sulla sinistra ci sono due cordate dove ha inizio la “Via dei Cugini”. Nel punto più basso della parete ci portiamo all’attacco di “Cinzia e Virna”, nemmeno il tempo di prepararci e altre tre cordate si accodano. Nel frattempo arrivano altre cordate che si dirigono verso la “Via dei cugini”. Amo la solitudine e i luoghi selvaggi ma anche quando c’è ressa non mi spiace, soprattutto se sono il primo della fila, e non mi spiace scalare una linea resa sicura dalla rinnovata chiodatura. “Cinzia e Virna” è una bella via con soste sicure e nonostante alcune sezioni con roccia da verificare e i tratti facili, dove si deve porre attenzione ai detriti sulle cenge, mi sento di consigliarla non fosse altro che per l’ultima spettacolare lunghezza (nella foto Manu&Mino in azione) che percorre una placconata dai licheni azzurrini.



Ecco la relazione aggiornata con alcuni gradi arbitrariamente aggiustati:
Cinzia e Virna
Franco Bonetti L. Merlini - 6 agosto 1994
rinchiodata nel 2021 da Franco Bonetti e Alex Rinaldi
Attacco nel punto più basso della parete, targhetta alla base.
1 L - 6a 25m - salire la fessura e rimontare le due fasce compatte con passaggi delicati, sostare sotto lo strapiombo.
2 L - 6b 20m - rimontare verso sinistra sotto la fascia strapiombate con arrampicata tecnica e ben chiodata.
3 L - 6b 20m - salire verso destra sotto lo strapiombino e rimontarlo, al secondo fix, verso sinistra con movimenti atletici, salire in diagonale verso sinistra (L3 e L4 possono essere uniti, allungare le protezioni).
4 L - 4a 30m - salire lo sperone sopra la sosta.
5 L - 3a 35m - attraversare verso sinistra per cenge e risalti.
5 L - 5b 30m - salire le placche direttamente sopra la sosta.
6 L - 6a 30m - salire direttamente sopra la sosta la placca incisa da due erosioni parallele.
7 L - 5c 40m - spostarsi a sinistra della sosta e rimontare ad un diedrino, proseguire sulle placche verso destra per poi rientrare a sinistra con alcuni movimenti d’aderenza.
8 L - 6b 50m - lunghezza di aderenza e movimento da manuale che percorre in leggera diagonale a sinistra la grande placca sino sulla cresta terminale.
9 L - 3a 40m - salire per sfasciumi e risalti ponendo molta attenzione sino ad un golfaro di sosta posto sotto l’anticima.
Discesa – percorrere la cresta verso nord sino al secondo intaglio dove si scende ad est nel ripido canalino di sfasciumi sino sul ghiaione da dove per tracce si torna alla base.
Un grazie particolare a Ivo Ferrari per la foto che ci ha scattato sulla prima lunghezza.

#roccia - Pizzo Vacca - Carona

Tra i luoghi desueti in cui scalare su vie di più tiri, nelle valli bergamasche, il Pizzo Vacca mi mancava. Re Cardu mi dice, sabato si va in Vacca, in termini strettamente letterali e non metaforici, è esposto a nord e fa fresco. La ricerca del fresco in queste settimane penso sia il minimo comune denominatore dell'agire di molti. E aggiungo che, dopo la Val Famada e il Pizzo di Fondra, il Pizzo Vacca è l'ultimo di quei luoghi che ospita le vie nate dalla fantasia e dal trapano dell'amico Stefano Codazzi. Quindi molti sono i motivi che rendono d'obbligo una visita. Non è di certo la nord della Presolana o la più domestica nord dell'anticima d'Arera o dell'Alben, ma il luogo è proprio bello e la scalata su questo antico verrucano è una continua e piacevole sorpresa.
Grazie all'esposizione nord est il fresco non manca e l'ombra arriva presto e si sta proprio bene. L'avvicinamento è breve, in nemmeno un ora si percorrono i 400 m di dislivello su comodo sentiero con una breve e ripida ravanata finale per raggiungere la placca basale.
Ecco proprio qui volevo arrivare, ci si trova alla base di una placca lichenosa e muschiosa e la prima reazione non è certo l'entusiasmo, anzi pensi proprio di avere fatto una cazzata e che forse era meglio andare da qualche altra parte. Poi inizi a scalare e ti sorprendi per la solidità e la bellezza della roccia e dell'arrampicata. E quei licheni e quei muschi che ti avevano tanto schifato, invece ci stanno benissimo e fastidio non danno. Anzi è commovente vedere come in questi 20 anni si siano ripresi lo spazio attorno ai fix, alle piastrine e ai chiodi, mimetizzandoli in parte. Ma si sa che Stefano è previdente e il materiale inox non ha risentito di questa simbiosi. Soste, calate e protezioni restano affidabili.
Poi un tiro di trasferimento porta sotto il pilastro vero e proprio. Qui la roccia è ancora più bella e più pulita. Saliamo la prima nata "Impressioni d'autunno" (2001), tre belle lunghezze mai difficili in placca variamente erosa e una bella fessura da proteggere. Ci caliamo alla sosta del primo tiro e percorriamo una linea alla sua sinistra, ancora più a sinistra, sul bordo del pilastro c'è l'ultima nata "Pensiero per un amico" (2015). Questa linea centrale non è relazionata, probabilmente è stata aperta da Livio Ferraris e Alfio Brugnoli, indagheremo. Due lunghezze dalla chiodatura allegra salgono la compatta placconata con difficoltà obbligate di 6b e oltre la cengia dei mughi un muretto conduce sotto uno strapiombo che si vince sulla destra per lame e fessure ben chiodate con difficoltà massime di 6b. Insomma una gran bella sorpresa. Ci caliamo ancora alla prima sosta di "Impressioni..." da dove verso destra stacca la via "Spigolo delle sorprese" (2002). Percorriamo le quattro lunghezze una più bella e varia dell'altra, dalla placca, allo spigolo, allo strapiombo, in un crescendo di difficoltà.
Si è fatto tardi e non c'è tempo per scalare le quattro e lunghezze di "Pensiero per un amico". Ci godiamo la fresca brezza che risale i versanti boscosi sopra Carona, mentre scendiamo in doppia e verso valle, esorcizzando il momento in cui il caldo e l'afa ci avranno nuovamente fatti prigionieri.
Se non fosse stato chiaro, il messaggio è: andate a scalare in Vacca, potrebbe piacervi. E se non vi piace ... pace!














venerdì 22 luglio 2022

#labicilettaeilbadile - RINGO STAR

“È dura vero?”
“Sì, ma è bellissima!”*

È sabato 9 luglio. Sono le 18 e 11, Marco e io ci ritroviamo dove Il Magnifico esaurisce il suo impeto verticale nel vuoto dello Spigolo Nord. Dopo quasi 11 ore di arrampicata, sotto di noi ci sono le 16 lunghezze di corda della mitica "Ringo Star", uno dei capolavori di Tarcisio Fazzini. Ottocento metri di vertiginosa parete che precipita sul piccolo e tormentato ghiacciaio di Trubinasca, incastonato tra il Pizzo Badile e la Punta Sant'Anna. Il vento teso da nord qui è ancora più forte e ci strapazza: fa freddo e abbiamo scalato tutto il giorno con il piumino. Siamo stanchi e felici, anche se la tensione latente - di chi sa che la discesa è lunga e tutt'altro che banale - non mi abbandona. Ogni volta che scalo una grande parete sono inquieto e non mi libero da questa sensazione fino a quando non ho nuovamente i piedi a terra e tutto il materiale alpinistico riposto nello zaino. E con il passare degli anni questa tensione è sempre più marcata. Ma ora ci godiamo questi attimi, mentre procediamo verso la vetta del Pizzo Badile. Ci avevamo già provato due settimane fa, in compagnia di Ale, partendo da casa in bicicletta. Purtroppo, la parete era fradicia e ci siamo arenati poco oltre la metà e poi giù in corda doppia, per fortuna il ghiacciaio era ben chiuso e in buone condizioni. Questo fine settimana, invece, non siamo riusciti a prenderci un giorno e mezzo di ferie per goderci il viaggio con le nostre biciclette. Un poco mi dispiace ma il camper di Marco è confortevole e avremo le gambe più fresche per l’avvicinamento e la salita. Ed eccoci nuovamente qui, sul granito del Pizzo Badile.

Giunti in vetta penso a Filip Babicz e alla sua “folle” corsa: 42’52’’ lungo lo spigolo nord. Rivedo le immagini di lui che si accascia sotto il tripode della cima e la macchina da record torna ad essere umano. Penso a Cristina, accendo il cellulare, c’è campo, la chiamo. Quando ci siamo conosciuti, non c'erano i cellulari e quando ero tra i monti passavano giorni prima di sentirci e poterle dire che andava tutto bene. Mando anche un messaggio a Smaranda, che domani salirà lo spigolo nord, e uno a Daniela, rifugista del Sasc Fura a cui avevo detto, da ottimista, che saremmo tornati in serata. Ma noi, questa sera, non torneremo al rifugio. Abbiamo tre ore di luce e non ci bastano per scendere in corda doppia e ripercorrere il tortuoso percorso tra i crepacci del Trubinasca.

Il bivacco Redaelli è una botte di legno e lamiera ancorata alle creste sommitali e affacciata sul vuoto della Val Porcellizzo, è pulito e accogliente e ci garantirà una notte al caldo. Dopo aver sistemato il materiale, sulla branda, stendiamo in ordine i nostri viveri: quattro torroncini, due barrette di muesli, un poco di frutta secca e mezzo litro d’acqua. Non c’è da scialare ma tanto ci basta. Ci godiamo le luci della sera e la solitudine di questo luogo remoto. Ripensiamo alla giornata trascorsa e programmiamo (parolona!) la discesa di domani. La preoccupazione per le condizioni del ghiacciaio non mi abbandona. Un poco si chiacchiera e molto si sta in silenzio ad osservare: i pensieri vanno e vengono. Ci rintaniamo nel bivacco, avvolti nelle coperte, a goderci il tepore che la lamiera ha immagazzinato durante il giorno.

Rifletto su questo mio andar per monti e di come ogni volta mi ritrovo catapultato in una dimensione spazio-tempo dilatata, in cui i sensi restano spalancati e il percepire si fa sempre più acuto e sottile. E il mondo si mostra e mi attraversa con i suoi profumi, i suoni, i sapori, i colori e gli incontri, soprattutto quando sono in bicicletta.

Due settimane fa, anche se non abbiamo raggiunto la vetta, abbiamo vissuto un’esperienza intensa; settantadue ore di emozioni e di fatiche, 260 km di strade e 2000 m di dislivello macinati in bicicletta, 24 km di sentieri e 2000 m di dislivello percorsi a piedi, e nel mezzo il tentativo di arrivare in vetta al Pizzo Badile. Caparbi e determinati oggi ce l’abbiamo fatta, anche se un tiro in placca, prima di giungere al Magnifico, mi ha messo decisamente alla prova.

Il bivacco, nel frattempo, si riempie. Mentre cala la notte arrivano tre ragazzi tedeschi usciti dalla “Via del Fratello” e con il buio altri quattro alpinisti provenienti dalla “Via Cassin”. Stipati come sardine, ognuno cerca il suo riposo e mi addormento. Alle sei, ci prepariamo e usciamo dal bivacco, il vento è forte e abbiamo freddo. Ripercorriamo lo spigolo nord sino all’intaglio dove iniziano le calate, quindici per l’esattezza. Il vento non dà tregua e i piedi si raffreddano velocemente. Ci scambiamo pochissime parole: quelle essenziali e i comandi di corda. Movimenti ripetuti come in un rito e, ogni volta, le corde vanno ammatassate e tenute all’imbrago per evitare che il vento le porti in ogni dove, tranne che sulla verticale di discesa. Siamo concentrati e  ripetiamo i gesti con precisione. Dopo tre ore, mettiamo i piedi sul ghiacciaio, ci infiliamo gli scarponi e il sangue torna a scorrere nelle estremità. Ci serve un’ora per ritrovare la giusta strada tra i crepacci: il passaggio percorso il giorno prima, infatti, non è più sicuro e ne dobbiamo trovare un altro che ci permetta di aggirare l’ostacolo. Finalmente, arriviamo sulla morena, la tensione si scioglie e possiamo stringerci la mano; ora sì che possiamo dire di avere salito “Ringo Star”!

E di questi lunghi fine settimana, al di là dei km percorsi, delle difficoltà incontrate, della storia e della bellezza dei luoghi, porterò con me il ricordo delle persone incontrate lungo il cammino e con cui ho condiviso luoghi ed emozioni che si fanno trama, intreccio da cui nasceranno nuove storie.

Mi sono servite quasi due settimane per fare sedimentare questa esperienza e iniziare a metabolizzarla, cercando la giusta prospettiva e facendo i conti con i segni che ha lasciato. Forse ce l’ho fatta.

“Ringo Star” un’esperienza che valeva la pena d’essere vissuta.

“È dura vero?”
“Sì, ma è bellissima!”*

 * Grazie a Cristina Paruta a cui ho rubato, da un suo racconto, questo frammento in cui “ho colto una semplice metafora dell’esistenza”



























 

PIZZO BADILE (3308m) Parete Nord Ovest - RINGO STAR

Tarcizio e Ottavio Fazzini, Tita Gianola - 16 e 19 agosto 1985

Sviluppo: 800m – Difficoltà TD+ VI+ - Orario: 8,12 ore

Materiale: 7-8 chiodi, dadi, serie friend sino al 3 (BD)compresi i micro e raddoppiare misure intermedie, piccozza e ramponi per l’avvicinamento

AVVICINAMENTO - Salire in direzione della parete NO del Pizzo Badile attraversando il ghiacciaio e portandosi sotto la direttiva dell’evidente diedro che incide tutta la parete (spesso bagnato, colate nere alla sua destra), la via attacca circa 15m alla sua destra presso una placca fessurata (1h/1h30min dal bivacco + 1h dal rifugio).

L1: salire il diedro fessurato sino ad incontrare una sosta con 2 chiodi e cordoni sulla destra sotto ad un tetto obliquo, da rinforzare (40m, IV) poco sopra spostata a destra c’è un’altra sosta con due chiodi.

L2: non salire diritti ma verso sinistra, proseguire per lame rovesce e fessure (1 chiodo) lungo il diedro obliquo, posto a sinistra del tetto, giunti alla cengia traversare lungamente verso destra sino dove si sosta alla base di diedri fessurati, sosta da attrezzare su friend (60m, IV+)

L3: salire i diedri fessurati sino al loro termine dove si sosta sulla destra, un chiodo da rinforzare (50m, V)

L4: seguire le fessure verticali sopra la sosta quando diventano esili seguire la fessura/lama verso sinistra (fessura nascosta) che dopo 15m circa si fa verticale, continuare a seguirla, al suo termine, dopo circa 30m, si trova una sosta intermedia (facoltativa) su due chiodi, proseguire per la fessura che incide la placca soprastante (1 chiodo) fino a una cengia dove, a sinistra, si attrezza una sosta su friend (50m, VI-)

L5: seguire la lama sopra la sosta, inizialmente verticale e poi ancora verso sinistra, al suo termine salire un diedrino, poi ci si sposta a sinistra di alcuni metri per entrare in un altro diedro verticale da risalire (3 chiodi) sino a raggiungere due chiodi abbastanza vicini dove allestire la sosta, da rinforzare (60m, V)

L6: salire sopra la sosta per fessure e rampe appoggiate tenendo la destra, arrivati ad una cengia, sosta da attrezzare su friend (in conserva 80m, III)

L7: non continuare ad obliquare verso destra seguendo la cengia ascendente (se si prosegue si giunge alla sosta 8 – due fix cordone e maglia rapida - di “Sogni d’alta quota”) ma dalla sosta salire diedrini e fessure (1 chiodo) per poi attraversare su placche articolate alcuni metri a sinistra, alla base di una evidente fessura che sale verso sinistra, dove si sosta su friend (50m, III un pass. IV)

L8: percorrere la fessura sino ad arrivare ad una cengia da attraversare a destra fino a trovare due chiodi su cui fare sosta (60m, V)

L9: spostarsi pochi metri a destra della sosta per prendere le fessure leggermente in obliquo a sinistra, salirle per una ventina di metri e spostarsi verso destra sino sotto una fascia chiara di granito solcata da una fessura dove si attrezza la sosta su friend (40m, IV+)

L10: salire il diedrino a destra, al suo termine attraversare a destra per andare a prendere le fessure che salgono obliquamente verso sinistra, quando si fanno erbose salire sino a un chiodo, rinviarlo e traversare a destra in placca sino a raggiungere altre fessure da risalire sino ad attrezza la sosta su friend (60m, V)

L11: andare qualche metro a destra per prendere le fessure che vanno leggermente in obliquo a sinistra fin quando si trova un chiodo con cordino, salire quindi verticalmente in placca (passaggio delicato) fino ad una cengia dove si sosta su spuntone e friend (30m, VI)

L12: si percorre qualche metro verso destra per poi salire in verticale la placconata soprastante, sfruttando lame e fessure, prima verso sinistra e poi verso destra sino alla cengia che si percorre verso destra sino dove si attrezza la sosta su friend (40m, V)

L13: obliquare verso destra per poi salire fessure e lame fino alla base dell’evidente diedro (chiamato “Il Magnifico” dai primi salitori) dove si sosta su un chiodo da rinforzare (50m, IV)

L14: percorrere “Il Magnifico” in alcuni punti sfruttando alcune lame a sinistra, ritornati nel diedro (2 chiodi) continuare sino e sostare su due chiodi da rinforzare (50m, VI-)

L15: continuare lungo il diedro (2 chiodi) sino a quando è chiuso da un tetto, traversare quindi a sinistra e salire in verticale lungo un altro diedro fino a una sosta don due chiodi (30m, VI+)

L16: salire il diedro fino allo spigolo N dove si sosta su spuntone (30m, VI)

DISCESA Lungo la normale in direzione del Rifugio Gianetti. In doppia dallo spigolo nord. In doppia da “Sogni d’alta quota” - Proseguire verso la cima per circa 30 metri lungo lo spigolo tenendosi sul versante NO sino a raggiungere una sosta con due fix da 8mm con maglia rapida collegati da un cordone. Calarsi in diagonale verso destra (faccia a monte) seguendo i fix per 60m (esatti, occhio alle corde) sino a raggiungere una sosta (saltarne una intermedia priva di cordone e maglia rapida) dalla quale si iniziano le calate (tutte su due fix dell’8 collegati con cordone e maglia rapida) seguendo i fix e tendendo sempre leggermente verso sinistra (faccia a monte). L’ ultima calata deposita sul ghiacciaio 30 m più a destra (faccia a monte) di Ringo Star. In totale 15 Doppie